In
Italia “sembra essersi bloccato il motore dello sviluppo”, con il corollario
della “crisi di fiducia sulle prospettive di ripresa che ha colpito sia il
mondo delle imprese che quello dei lavoratori”. Per farlo ripartire “sarà bene
che ci diamo subito tutti da fare, in un modo o nell’altro, perché il tempo
davvero stringe”. Intervenendo al convegno
in ricordo
di Marco Biagi “La riforma del lavoro: de-regolazione o
ri-regolazione? La legge Biagi nel confronto comparato”, il presidente di
Confcommercio, Sergio Billè, ha evidenziato i tre aspetti più preoccupanti di questa situazione. A cominciare dal
“più che palpabile disorientamento delle famiglie a causa sia dell’erosione del
loro potere di acquisto sia della perdita di credibilità del sistema di
controlli a tutela e garanzia del risparmio”. Se non si porrà rimedio, con
misure tempestive ed efficaci ad entrambi questi problemi, “consumi, da un
lato, ed investimenti, dall’altro, subiranno danni gravi per il sistema che,
nel medio periodo, potranno diventare forse anche irreparabili”. Il secondo è
il “decadimento biologico di una parte del nostro sistema industriale”, per
superare il quale “bisogna lavorare ad un nuovo modello di sistema che faccia maggiormente
leva su quei settori di impresa - ad esempio, quelli che operano nella grande
area dei servizi di mercato - che oggi, assai più di altri, sono in grado di
produrre vero valore aggiunto e nuova occupazione”. Il terzo, infine, riguarda
proprio le politiche del lavoro che “non potranno essere più quelle di prima ma
dovranno adeguarsi ad un nuovo modello di sistema”.
La
flessibilità, per Billè, è ormai “un dato strutturale di lungo periodo con il
quale non possiamo più non fare i conti se vogliamo ridare slancio al nostro
sistema”. Ciò che occorre sono “interventi che consentano di costruire una
flessibilità regolamentata, contrattata ma anche sostenibile, che sia governata
in modo da assicurare, da un lato, una salda tutela dei diritti e, dall’altro, una
“progressiva ritirata della normazione dal sistema dei rapporti di
lavoro”. E la risposta sta in una
“in un rapido arricchimento delle connotazioni regolamentari e istituzionali
della contrattazione collettiva ed innanzitutto di quella di livello nazionale”
affrontando anche “il problema della rappresentanza e della rappresentatività,
oggi supportato da norme di scarsa efficacia”.
Per
quanto concerne la riforma Biagi, il presidente di Confcommercio si è detto
convinto che “possa diventare uno strumento attivo di governo della
flessibilità”, anche se è necessario “adottare strategie che, puntando ad una
flessibilità strutturale e di ambiente economico, sappiano coniugare insieme
politiche macroeconomiche, crescita dell’occupazione, efficienza del mercato,
formazione, ricerca, maggiore tutela dei redditi dei lavoratori e quindi
migliore qualità della vita per tutti”. La riforma, insomma, “è solo un piccolo
pezzo del grande puzzle che dobbiamo comporre per ridare slancio, su basi
strutturali, a tutto il nostro sistema economico”. Ci sono, infatti, molte
altre priorità da affrontare, come “una diversa politica fiscale”,
la “riaffermazione di una centralità della politica
dei redditi come strumento di governo delle tendenze inflazionistiche, mettendo
mano – anche grazie allo strumento della bilateralità - ad una sorta di
manutenzione straordinaria del modello consegnato dagli accordi del luglio
’93”, la riapertura di “una fase di concertazione tra Governo e parti sociali
che consentendo finalmente un confronto, sotto pelle, dei problemi che incontra
tutto il nostro sistema economico, permetta l’assunzione di iniziative che
siano il più possibile condivise”.
Perché -
ha concluso Billè - “o si cambia o si cambia. Questo è quel che oggi chiede il
Paese”.