Il sito associativo di Confcommercio dedica il suo consueto focus alla recente sentenza della Corte di Cassazione che ha riacceso le speranze di molti correntisti di vedere restituita una parte delle somme pagate per prestiti e fidi fino al 1999.
Il principio sancito dalla
Cassazione, a Sezioni Unite, arriva dopo una lunga serie di sentenze in materia
di capitalizzazione degli interessi bancari che per decenni aveva visto
prevalere un orientamento favorevole alle banche.
I correntisti che intendano ottenere il rimborso degli
interessi frutto del cosiddetto calcolo “anatocistico” applicato dalle
banche, dovrebbero, innanzitutto,
effettuare una verifica preventiva del rapporto costi/benefici posto a base
della relativa azione di recupero. Se decide di procedere, il correntista deve
inviare alla propria banca una lettera formale con richiesta documentata di
rimborso degli interessi indebitamente calcolati. In caso di risposta negativa
o di mancata risposta da parte dell’istituto di credito, l’azione dovrà
necessariamente proseguire nelle sedi giudiziali. Se la somma richiesta alla
banca non superi i 2mila e 500 euro, il cliente potrà fare ricorso al Giudice
di pace. Per importi superiori dovrà, invece, adire al Tribunale competente per
territorio.