Eurospeculazione al ristorante? Una leggenda…
Molti ristoratori italiani hanno “approfittato”
dell’arrivo dell’euro per ritoccare notevolmente i prezzi, arrivando talvolta a
raddoppiarli. Giusto? No, sbagliato.
Sbagliatissimo. Lo conferma autorevolmente uno studio - intitolato “I prezzi
dei ristoranti e l’introduzione dell’euro” - apparso pochi giorni fa nella
sezione “Staff Paper” della Fed di New York. Spulciando il fascicolo si
legge, per esempio, che “sembra abbastanza improbabile” che i ristoranti abbiano
sfruttato il lancio dell’euro come “un’opportunità per
colludere e alzare
i prezzi”. Se così fosse, infatti, argomenta uno degli autori, Federico Ravenna - economista italiano 'assistant professor' alla
University of California - perché negli altri settori i rincari non si sono
verificati o sono stati, comunque, meno consistenti? Non avrebbero potuto
mettersi d’accordo anche altre tipologie di esercenti? O forse i gestori di bar
e ristoranti sono una categoria di commercianti 'meno onesta' delle altre? La risposta scientifica, spiega ancora
Ravenna, sta tutta nel fatto che i cosiddetti 'costi di aggiornamento dei
listini' nel comparto della ristorazione sono notevolmente più elevati rispetto
agli altri settori. “Quando un ristoratore fissa un
nuovo prezzo,
quindi, avendo costi di aggiornamento più elevati e tempi di aggiornamento più
lunghi, lo fa in misura più consistente appunto per compensare i maggiori oneri
che deve sostenere”, prosegue l'economista italiano. Inoltre, per spiegare i
forti rialzi va osservato che i ristoranti hanno deciso di adeguare i prezzi
'tutti insieme' tra gennaio e febbraio del 2002, e che nei mesi precedenti
(ossia alla fine del 2001) i ritocchi erano stati abbastanza modesti proprio in
vista dell’aggiornamento dei
menu già
preventivato all’inizio del 2002, per cui - in base a un effetto statistico -
il balzo di gennaio-febbraio è stato particolarmente elevato se rapportato gli
incrementi meno significativi di novembre-dicembre.
Ma veniamo ai dati
che sembrano premiare la morigeratezza dei ristoratori
italiani. Ebbene,
la penisola si posiziona quasi in fondo alla classifica europea dei rialzi nel
settore della ristorazione, con un rincaro su base annua del 9,82% a gennaio
del 2002. Meglio dell’Italia hanno fatto solo Austria (+6,72%), Belgio (+5,54%)
e Grecia (+3,53%), mentre i ristoratori degli altri Paesi di Eurolandia (il
rincaro medio è stato pari al 15,63%) hanno avuto una mano assai più pesante nel riscrivere i propri menu. Per
esosità spiccano gli olandesi (+50,05%), seguiti dai tedeschi (+28,80%) e dai finlandesi (+26,11%). A metà
classifica troviamo, invece, Francia (+18,75%), Portogallo (+18,67%) e
Lussemburgo (+17,31%), e intorno alle media europea l’Irlanda (+15,08%) e la
Spagna (+14,84%).