Nella maggioranza l’intesa sulla manovra fiscale non c’è ancora. E’ questo il “riassunto” di un’altra giornata molto intensa, con gli incontri tra i tecnici di Forza Italia e quelli di An e dell’Udc per illustrare i tagli di 9 miliardi alle spese che dovrebbero coprire la riduzione dell’Irpef e quello tra il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco. Un confronto tra alleati che ha essenzialmente due punti fermi: il primo è la volontà di Berlusconi di andare avanti, perché, come ha spiegato al Foglio, ridurre le tasse non è solo una promessa agli elettori, ma è al centro della strategia del governo e, se fallisce, si va tutti a casa. Il secondo è il limite temporale, fissato dal presidente del Senato Marcello Pera con una lettera a Berlusconi, di lunedì prossimo per la presentazione degli emendamenti alla Finanziaria. Entro questa settimana, quindi, i
partiti della Casa delle libertà sono obbligati a raggiungere l’accordo sulla riforma fiscale.
Intanto però cominciano ad arrivare le prime “bordate” dagli alleati di governo: il ministro delle Riforme Roberto Calderoli ha sottolineato che “la Lega vuole ridurre le tasse e ha già deciso, ora decida Berlusconi, ma lo faccia in fretta altrimenti l’ipotesi di elezioni politiche nel 2005 da boutade rischia di diventare un fatto concreto. An e Udc continuano a nutrire seri dubbi sulla possibilità di trovare i fondi per la manovra fiscale, anche se continuano a dichiararsi più che favorevoli a diminuire le tasse, a patto però che non ci siano pericolosi contraccolpi sul deficit pubblico e il Sud, nelle politiche in difesa delle famiglie e dei più deboli, sui contratti del pubblico impiego. Il vicepresidente di An Ignazio La Russa ha fiducia che la proposta elaborata da Forza Italia conterrà i suggerimenti di An, e ha invitato “a ragionare senza riserve mentali, senza che nessuno pensi che qualcuno voglia fregare qualcun altro”.