L’ormai quotidiano dibattito sul taglio delle tasse agita le acque nel governo e nella maggioranza. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha risposto alle tante obiezioni dei suoi alleati rinnovando il suo ultimatum: “nessun voltafaccia sulle tasse o si torna al voto”. “Se le imposte - ha affermato in un articolo per il Foglio di Giuliano Ferrara –
si riducono in modo consistente e visibile, la corsa continua. Altrimenti la parola deve tornare agli italiani perché siano loro a decidere del proprio destino”. Il presidente del consiglio conferma quindi “senza arroganza, ma anche senza cedere a quello spirito rinunciatario che è il male oscuro della politica italiana” che “o si attua il programma fino in fondo oppure la missione è finita e la parola torna al Paese”. Berlusconi ha anche attaccato l’euro sostenendo che la nuova moneta europea ha prodotto una economia “asfittica”. Ed ha aggiunto che in Europa è “fortissima la spinta a rivedere il Patto di stabilità, soprattutto quei fattori perversi che hanno incrementato il valore della nostra moneta oltre il necessario penalizzando la competitività delle nostre industrie”. Berlusconi oggi invierà una lettera alla presidenza della Ue per sollecitare la discussione sul Patto di stabilità in vista di una possibile revisione. Ma è proprio il Patto di stabilità a dividere la Cdl, con Berlusconi e il presidente del Senato Pera che vogliono modificarlo ed An ed Udc che invitano a rispettare i parametri fissati dall'Unione europea. Alla sua prima conferenza stampa a Bruxelles come ministro degli esteri Gianfranco Fini ha posto dei paletti ben precisi. “Il Patto di stabilità - ha affermato – può essere discusso ma soltanto in una logica di pieno accordo europeo e non per un singolo interesse nazionale”. Fini ha così avvertito Berlusconi e Pera che soltanto una “convergenza oggettiva” da parte dei
partner europei può giustificare
la revisione del Patto di Maastricht. Nella Cdl, comunque, c’è ottimismo sulla
possibilità che possa essere trovata la copertura finanziaria necessaria per
tagliare le tasse. Anche il leader dell’Udc Marco Follini si è detto
disponibile a dare il suo contributo, ma per ora non ha deciso di entrare nel
governo come vice presidente del Consiglio. An continua a fare pressioni su di
lui ed il ministro Carlo Giovanardi ha assicurato che non è ancora detto che
Follini abbia rinunciato a far parte del governo. La decisione è solo rinviata. Intanto, oggi ripartirà al Senato l’iter parlamentare
della manovra che, a parte il problema delle tasse, dovrà affrontare i nodi che
sono rimasti irrisolti alla Camera: dagli studi di settore alle risorse per il
contratto degli statali, dal patto di stabilità interno alle norme per il
rilancio della competitività.