Petrolio ancora da record, gasolio senza
freni
La corsa dei record avviata da due settimane ha portato
ieri il greggio al mercato di New York sul tetto dei 53 dollari a barile. Dopo
la fiammata delle quotazioni (+73% sullo scorso anno) registratasi in avvio
contrattazioni, si è avuto peraltro un leggero ridimensionamento e i futures
con scadenza a novembre hanno chiuso a 52,62 dollari al barile. Anche Londra ha
vissuto un’altra giornata di prezzi bollenti, con i futures sul Brent portatisi
per la prima volta oltre i 49 dollari a barile, fino ad un picco di 49,20
dollari, per poi ripiegare poco sotto quota 49.
L’accelerazione dei prezzi è sempre spinta, spiegano gli
analisti, dal rallentamento della produzione verificatosi nelle piattaforme
petrolifere off-shore nel Golfo del Messico dopo i danni provocati dalla serie
di uragani abbattutisi nell’area. Ma pesa anche la situazione sempre critica
del comparto petrolifero in Nigeria, principale produttore africano di
greggio: gli addetti agli impianti restano infatti
sull’orlo dello sciopero se il
Governo non aderirà alla richiesta di tagli ai prezzi dei
carburanti.
In Italia è il prezzo del gasolio a risentire maggiormente
delle impennate dell’oro nero.. Il massimo della benzina rimane
fermo a 1,182 euro al litro, ma il diesel ha sfondato ieri una nuova soglia,
salendo all’ennesimo record: 1,015 euro al litro. Secondo il consueto
monitoraggio svolto quotidianamente dal Ministero delle
Attività produttive su nove compagnie, i listini del gasolio consigliati ai gestori
sono stati ritoccati al rialzo praticamente da tutti i marchi (Api, Esso, Fina,
Q8, Shell e Tamoil) ad eccezione di Agip, Ip ed Erg. Il massimo appartiene
all’Api, che segna appunto 1,015 euro, ma seguono a 1,014 anche Fina e Q8. Il prezzo più basso è invece quello
della Erg a 1,007 euro al litro. Per quanto riguarda la benzina i
listini sono ormai quasi tutti allineati sopra quota 1,180 euro al litro.