E’ un presidente Billè molto battagliero ma soprattutto
deciso quello che affronta la conferenza stampa convocata per analizzare la
situazione economica del Paese e fornire i dati del centro Studi di
Confcommercio. “Vengo subito al punto – ha detto Billè -parlando prima di tutto
del quadro economico generale cioè di dati, numeri e cifre che non sono
coriandoli. Il punto è, difatti, che proprio non ci siamo. Non ci siamo perché,
contrariamente alle previsioni che erano state fatte lo scorso anno e poi
ancora all’inizio del 2004, la nostra economia continua a vivere, in quasi
tutti i suoi comparti, una drammatica fase di stallo. Non c’è purtroppo, per
ora, nemmeno un refolo di vento che segnali che qualcosa stia finalmente
cambiando”. “E non ci siamo – ha aggiunto Billè - perché fino a questo momento
non ci è stato ancora detto “come” - cioè con quali strumenti - il governo
intenda fare per far uscire il paese da questo stato di crisi e per imboccare
di nuovo la via dello sviluppo”. E’ una situazione deprimente che carica
famiglie e imprese di sempre nuove preoccupazioni”. Billè ha poi aggiunto “che
il governo, nello scorso mese di luglio, nel Dpef, ha elaborato un piano che
contiene una serie di interessanti anche se approssimative indicazioni su
quelle che potranno essere le iniziative di tipo congiunturale ma soprattutto
di carattere congiunturale da assumere, nel breve periodo, per superare questa
crisi. Ma di questo piano, quando mancano ormai meno di due settimane alla
scadenza per la presentazione in Parlamento della legge finanziaria,
continuiamo a conoscere solo i titoli e qualche vago sottotitolo”. Il
presidente di Confcommercio ha poi voluto precisare che il “silenzio” di
Confcommercio in queste settimane era dovuto all’attesa di “vedere le carte che
il governo intendeva realmente mettere sul tavolo”. “Ma l’attesa per quello che
ci è stato preannunciato come una specie di “new deal” – ha detto Billè - sta
diventando troppo lunga e la nostra pazienza è ormai agli sgoccioli. La nostra
come quella delle famiglie. Il governo si dia dunque una mossa perché il tempo
sta scadendo”. “E disorienta, per usare un eufemismo – ha aggiunto il
presidente - anche il fatto che la
parte del piano che dovrebbe essere destinata alla riduzione delle tasse appaia
ancora scritta a margine, a matita e in modo assai sfumato.
Non è stato, infatti, per nulla chiarito né chi potrà beneficiare di questa promessa riduzione fiscale né dove e in che modo potranno essere, in concreto, reperite le risorse necessarie per la sua indispensabile copertura”. “Non si sa ancora nulla, ad esempio, sulla riduzione dell’Irpef mentre c’è il fondato sospetto che, per quanto riguarda la riduzione dell’Irap, ci sia già qualcuno che sta compilando l’elenco – il solito, da sempre - dei possibili destinatari”. “Ma chi scambiasse – ha tenuto a precisare Billè - la nostra prudenza per acquiescenza sbaglierebbe proprio i suoi calcoli. Ieri sono scesi in piazza i consumatori. Domani, se dovesse verificarsi il peggio, potremmo decidere di andare in piazza anche noi”. “L’unica cosa certa, per ora, è che la manovra di 7,5 miliardi di euro già resa operativa si sta tramutando in una stangata per i possessori di seconde case e per i costi di utenza di banche ed assicurazioni”.