Gli italiani consumano sempre
più spesso i propri pasti fuori casa, magari nei punti di gastronomia o al
ristorante oppure nelle mense scolastiche o aziendali. La conferma viene da
un’indagine svolta dal centro studi di Fipe–Confcommercio sulla ristorazione
collettiva (mense) e quella commerciale (ristoranti e pizzerie).
In generale, i consumi alimentari fuori casa nel loro complesso hanno assunto negli ultimi anni un ruolo crescente nell’ambito della domanda di prodotti alimentari. Dal 1988 ad oggi la ripartizione della spesa delle famiglie per il consumo alimentare in casa è scesa dal 75,1% al 69,1% a tutto vantaggio della spesa per i consumi fuori casa, cresciuta dal 24,9% all’attuale 30,9%. E si stima che tra vent’anni le due quote quasi si equivarranno attestandosi a un 46% di spesa per i pasti fuori casa e a un 54% di spesa per i pasti in casa. In pratica, un terzo della spesa per consumi alimentari viene veicolata fuori casa in ristoranti o nelle mense.
Ma non è solo il luogo dove si
consuma il cibo a variare, cambia anche l’importanza data ai pasti. Appena
dieci anni fa il 78,2% degli italiani considerava il pranzo il pasto principale
della giornata a fronte di un 17,3% che dava importanza alla cena. Oggi la
percentuale che dà rilevanza al pranzo non supera il 70% e quella che dà
importanza alla cena si attesa oltre il 30%. Inoltre, all’interno di questi due
momenti principali si inseriscono poi altre occasioni di consumo di cibo con
spuntini, snack e merende varie.
In pratica, gli italiani tendono
ad alimentarsi sempre più fuori dalle pareti domestiche, prediligendo il pasto
destrutturato (fatto di piatto unico o al massimo di due portate) al classico
ordine di una ventina di anni fa che andava dall’antipasto al dolce. Per questo
la Fipe–Confcommercio lancia una invito all’Istat per rivedere la metodologia
di rilevazione dei prezzi al ristorante. In particolare, si ritiene necessario
passare dalla rilevazione del prezzo di un pasto completo a quello attuale, in
modo da allineare la spesa effettivamente sostenuta dal consumatore italiano a
quella sostenuta dai cittadini degli altri Paesi di Eurolandia.
In Italia, infatti il volume generato dal cambiamento della domanda del consumatore raggiunge la cifra di 46 miliardi di euro l’anno, di cui il 13% è il prodotto della cosiddetta ristorazione collettiva (mense aziendale, ospedaliere, scolastiche, eccetera) e il restante 87% passa attraverso la ristorazione commerciale (ristoranti, pizzerie). Si stima infatti che ogni giorno siano oltre 11 milioni gli italiani che pranzano fuori casa, di cui 4,4 milioni in mensa e 3,3 milioni al ristorante; altri 3,3 milioni pranzano sul posto di lavoro. Si tratta di un fenomeno in grado di generare un fatturato consolidato del settore pari a 6 miliardi di euro l’anno (2,3 miliardi presso la ristorazione collettiva e i restanti 3,7 presso quella commerciale).