La Finanziaria sbarca in
consiglio dei Ministri
Oggi le
linee-guida della manovra finanziaria per il 2005, condensate in un documento
di 4-5 pagine, approderanno al Consiglio dei Ministri. Il ministro
dell’Economia, Domenico Siniscalco, farà il punto della situazione e illustrerà
lo stato dei conti pubblici, definito “in linea con le previsioni”. I dettagli
saranno pronti soltanto per la fine di settembre.
Intanto si
rincorrono le voci sulle misure che saranno inserite nel documento finale. E’
probabile la trasformazione degli incentivi a fondo perduto per le imprese in
mutui a tasso agevolato. E si torna a parlare del pacchetto-casa (stretta sugli
affitti in nero,
trasferimento
ai Comuni della tassazione sugli immobili, revisione delle aliquote catastali).
Sul versante famiglia è allo studio il bonus di 1.000 euro per i neonati e il
fondo per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie. Dall’altra parte
si ridimensiona il taglio delle tasse promesso dal premier Berlusconi. Secondo
le ultime indiscrezioni, sarebbero disponibili per la riduzione fiscale circa
quattro miliardi di euro da distribuire tra famiglie e imprese (su un totale di
12 miliardi). La misura sarà finanziata in parte grazie alla vendita degli
immobili pubblici ed in parte con la copertura dinamica garantita
dalla
ripresa economica, mentre resta da scongiurare il rischio di esplosione del
deficit
stimato al 4,4% nel 2005.
Ieri, intanto, nuovo round di colloqui per il ministro del Tesoro che ha incontrato i colleghi Roberto Maroni (Welfare) e Antonio Marzano (Attività Produttive) a Palazzo Chigi. Si è trattato di “una prima ricognizione” sulla legge di bilancio 2005 che si pone l’obiettivo di un tetto di spesa complessivo del 2% da sottoporre ai Ministeri con l’eccezione di pensioni, sanità e difesa.
Per quanto
riguarda infine le pensioni, il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha
smentito l’ipotesi di un anticipo nella Finanziaria 2005. “La riforma della
previdenza - ha detto - partirà regolamente nel 2008”. E’ possibile, invece,
una “trasfusione” di dipendenti pubblici dallo Stato agli enti locali per
riequilibrare la spesa della Pubblica Amministrazione.