Da domani e
fino al 31 dicembre in tutti i supermercati e ipermercati italiani i
consumatori troveranno i prezzi bloccati su una serie di prodotti. Giovedì,
infatti, è stata raggiunta un’intesa tra il ministero delle Attività produttive
e le organizzazioni della grande distribuzione (Faid, Federcom, Ancd-Conad e
Ancc-Coop che rappresentano quindicimila punti vendita sparsi su tutto il
territorio nazionale. L’operazione riguarderà soprattutto i prodotti a marchio
proprio, vale a dire quelli che riproducono l’insegna del supermercato nel
quale sono venduti ma anche i cosiddetti “primi prezzi”, cioè prodotti
destinati alle categorie sociali più disagiate come i pensionati, e che possono
essere anche di marchi noti. Il presidente della Faid, Giovanni Cobolli Gigli, ha
sottolineato che “in questa fase non stiamo chiedendo nulla ma c’è l’impegno da
parte del governo di prendere in considerazione tutte quelle misure necessarie
per migliorare la rete distributiva e agevolare la concorrenza del commercio”.
Nello specifico, l’esecutivo starebbe studiando la possibilità d’inserire nella
prossima Finanziaria maggiori flessibilità sulle vendite promozionali, sui
saldi e sugli orari d’apertura. I consumatori potranno quindi contare su prezzi
fermi, ma le associazioni che li rappresentano non sono soddisfatte: secondo il
presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, “è una provocazione per le famiglie che
non riescono ad arrivare alla fine del mese”. “Per rendere credibile e
accettabile un accordo del genere – ha aggiunto Lannutti - i prezzi andrebbero
abbassati almeno del 10-15%, dopo che la grande distribuzione ha rapinato gli
italiani con aumenti a due cifre”. “Il ministro Marzano – ha aggiunto Lannutti-
non deve continuare a prendere in giro le famiglie italiane e a favorire la
grande distribuzione. Sul tema dei prezzi il governo continua a non
rispondere”. Anche Bruno Boco, della Uiltucs, esprime tutto il suo scetticismo:
“l’iniziativa è positiva, però la sensazione è che già ci fosse un processo di
contenimento, quando non di arretramento, dei prezzi”. La preoccupazione del
sindacalista è anche per le eventuali contropartite sul piano dell’apertura dei
negozi: “aumentare la flessibilità – ha concluso Boco - fa crescere i costi e
quindi i prezzi, senza contare l’effetto sugli orari di lavoro”.