Commercio estero extra Ue sempre più in deficit
A marzo, per il terzo mese consecutivo, l’Italia ha accusato un deficit sugli scambi commerciali con i Paesi extra europei: un rosso da 645 milioni di euro contro il
surplus di 791 milioni ottenuto nello stesso mese dello scorso anno. Lo ha comunicato l’Istat, sottolineando come nel confronto con marzo 2004 le importazioni hanno registrato un forte incremento, pari al +16,8%, mentre le esportazioni sono cresciute solo dell’1,7%. Tra febbraio e marzo 2005 l’export ha invece mostrato un incremento lievemente superiore, con un +4,7% a fronte del +4,2% delle importazioni.
Si chiude in maniera nettamente negativa anche il consuntivo del primo trimestre, in cui l’Italia ha registrato un deficit nei confronti dell’extra Ue per 3 miliardi 743 milioni di euro. E’ il peggior risultato almeno dal 1993, spiegano all’Istat, ed è più che raddoppiato rispetto al passivo da 1.795 milioni registrato nel primo trimestre del 2004. Sul periodo considerato, la crescita media delle importazioni, pari al +14,9%, è stata nettamente superiore a quella dell’export, +8,1%.
Ad aggravare i risultati del primo trimestre hanno contribuito soprattutto le
importazioni di greggio e gas, che da soli pesano per un 25% sui flussi in entrata, assieme a quelle di metalli e prodotti in metallo. Complessivamente hanno appesantito il risultato per oltre 2 miliardi di euro: i soli minerali energetici hanno contribuito per 1 miliardo e 500 milioni sul peggioramento del deficit e i metalli per altri 645 milioni.
I maggiori incrementi di import su base annua hanno riguardato i flussi provenienti dalla Turchia (+35,7%), dalla temutissima Cina (+32,2%), dai Paesi Opec (+28,4%) e dai paesi Eda (+25,1%). Sono invece diminuite le importazioni provenienti dal Giappone, con un -15,5%. Sul fronte dell’export, invece, i maggiori incrementi hanno riguardato le merci italiane dirette in Russia (+39%) e i Paesi Efta (+14%), mentre le flessioni più gravi sono state registrate con la Turchia (-9%) e, soprattutto, con gli Usa (-5,3%).
Esaminando i diversi settori industriali, l’Istat sottolinea che a marzo l’import ha registrato i maggiori incrementi sui prodotti petroliferi raffinati (+49,9%), metalli e prodotti in metallo (+45,8%), minerali non energetici (+28,4%), minerali energetici (+27%) e sugli apparecchi elettrici e di precisione (+23,4%). E’ invece calato l’import di prodotti dell’agricoltura e della pesca (-10,4%), di energia elettrica, gas e acqua (-8,3%), e di macchine ed apparecchi meccanici (-5,3%). Sul fronte dell'export il maggior aumento ha riguardato i prodotti petroliferi raffinati (+77%), seguiti dai metalli e prodotti in metallo (+21,5%). Brusche cadute hanno invece colpito cuoio e prodotti in cuoio (-15,1%), i prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-11,7%) e gli apparecchi elettrici e di precisione (-11,5%).