“Proprio
perché ormai prossima al vero redde rationem, sarebbe indispensabile che
la coalizione di governo facesse ogni sforzo per sintonizzarsi sulla lunghezza
d’onda su cui ogni giorno e da ormai parecchio tempo famiglie ed imprese
discutono di soldi che non ci sono, di potere d’acquisto che si indebolisce, di
competitività in crisi e di tutte le altre cose che questa prolungata fase di
stagnazione dell’economia sta purtroppo producendo a loro danno”. E’ la
riflessione con cui il presidente di Confcommercio, Sergio Billè, ha iniziato
il suo intervento al II Forum Nazionale dei Giovani
Imprenditori di Confcommercio.
L’Esecutivo,
per Billè, dovrebbe abbandonare “gli schemi del virtuosismo mediatico”
cominciando invece ad usare “il semplice pallottoliere”, perché “famiglie ed
imprese stanno davvero perdendo la Trebisonda. Non ci sono i soldi per far
fronte alle promesse che sono state fatte? Lo si dica apertamente e forse molta
gente arriverà a farsene anche una ragione”.
Cominciare
ad usare il pallottoliere significa anche “fare delle scelte ed indicare quali
devono essere le vere priorità”, visto che finora “queste scelte o non sono
state fatte o sono state disegnate solo sulla carta e, per questo, la politica
economica sta rischiando di diventare un minestrone sempre più indigesto e, per
buona parte del paese, addirittura immangiabile”. Lo dimostra, come
sottolineato da Billè, “la sfiducia nel futuro e il montante distacco di molti
giovani dalla politica, segnali da non prendere sotto gamba” emersi nel
sondaggio presentato proprio a Lecco.
Per
il presidente di Confcommercio sono tre i problemi da affrontare urgentemente.
Il primo
è quello del “sempre più pesante ed invasivo costo della macchina pubblica, una
situazione diventata ormai insostenibile”. Billè pensa ad una struttura
pubblica che “sia finalmente deputata solo a realizzare servizi per l’utenza:
scuola, sicurezza, sanità, logistica e sviluppo economico e territoriale, supporto
a famiglie ed imprese. Il resto servirà forse a supporti ed ammennicoli di tipo
clientelare, ma non certo ad una società che, credendo nel vangelo del libero
mercato, voglia puntare alla competizione e allo sviluppo”.
Quanto alla devolution, Billè ha
sottolineato i quesiti ancora irrisolti. Se da una parte non si nega che “la spalmatura sul territorio degli effettivi
poteri di gestione e di spesa affidati fino ad oggi in gran parte allo Stato
centrale sia una buona cosa”, dall’altra essa porterà ad “una sottrazione delle
spese o, invece, ad un suo ulteriore accumulo a causa di un decentramento che,
per centinaia di migliaia di impiegati pubblici, sarà solo virtuale?”. Tutto
sarebbe più chiaro “se, pallottoliere alla mano, fosse stato messo sul tavolo il
presupposto di questa riforma cioè il federalismo fiscale ma mi pare che su
questo problema non si sia voluto fare per nulla chiarezza”.
La
seconda priorità indicata dal presidente di Confcommercio riguarda il futuro
del comparto industriale, a proposito del quale non è chiaro “quale sia il
disegno di politica economica che il Governo intende realizzare. Non basta solo
declinare formule astratte anti declino: occorre che il Governo spieghi con
chiarezza quale funzione intende assumere per fronteggiare la crisi, con quali
risorse e soprattutto con quali obiettivi per la crescita dell’economia del
Paese. E’ indispensabile che anche i gestori della politica escano dal
siparietto dell’ambiguità o del tutto va bene madama la marchesa”.
L’Esecutivo,
insomma, “deve decidersi a fare concrete scelte di campo adoperandosi per una
sola cosa, la più urgente di tutte e che resta di sua stretta ed ineludibile
pertinenza: la diminuzione di un costo del lavoro che ormai, per tutte le
imprese, sta diventando insopportabile”.
Terza
ed ultima riflessione fatta da Billè riguarda il modello di sviluppo che il
Governo vuole realizzare per far uscire il Paese dalla stagnazione. “Vi sono –
ha detto - essenziali comparti della nostra economia, quelli soprattutto che
operano nell’area dei servizi di mercato come in particolare il turismo, per i
quali non ho ancora capito quale sia il disegno e quali siano le vere priorità
che il Governo intende perseguire, nel quadro di una politica economica, per
metterli finalmente nelle condizioni di poter produrre sviluppo”. Il crinale a
cui sono ormai giunti i consumi interni è “davvero preoccupante”, così come
quello che riguarda gli investimenti, “sempre più cedevole e pericoloso”.
“Siamo
ormai – ha concluso Billè - in una situazione di emergenza che impone scelte
rigorose e cure da cavallo? Il Governo lo dica, lo dica, lo dica con chiarezza.
Faccia le sue scelte, anche crude e brutali se occorre, ma le faccia perché i
discorsi ambigui e ondivaghi davvero non pagano più”.