Secondo l’edizione 2004 del Rapporto Pmi, curato da Unioncamere e dall’istituto di ricerca Guglielmo Tagliacarne, le piccole e medie imprese hanno reagito positivamente alla difficile congiuntura economica 2000-2004 mentre quelle piccole sono in chiara difficoltà. Le piccole e medie imprese che hanno risposto in positivo alla sfida dei mercati si contraddistinguono per una elevata capacità di sostenere le sfide internazionali, per il frequente collegamento in rete impresa formali (Gruppi) o informali (accordi di collaborazione) e per una spiccata propensione all’innovazione di processo e di prodotto. Sul fronte opposto, si riconosce, all’interno del sistema manifatturiero, un secondo
gruppo omogeneo di imprese che lo studio Unioncamere-Tagliacarne definisce “unicellulari”, cioè microimprese con 1-9 dipendenti che hanno fatto registrare nel periodo 2003-2004 risultati negativi in termini di fatturato e occupazione. In numeri, il “ceto medio” dell’imprenditoria italiana si compone di 95.000 imprese manifatturiere (il 20% del totale). Di queste 65.000 sono esportatrici abituali, il 19% sono società di capitale e 35.000 sono organizzate in gruppo. Al contrario, le imprese “unicellulari” rappresentano il 42,7% del tessuto imprenditoriale italiano (320.000 su 750.000). In maggioranza operano nei settori tradizionali del made in Italy come l’alimentare, il tessile, il calzaturiero, il legno. Secondo il rapporto, “ceto medio” e “imprese
unicellulari” si collocano agli estremi opposti di una ipotetica graduatoria della competitività, in termini di crescita del fatturato e occupazione. Il saldo medio è negativo del 4,3% ma il segno rosso riguarda soprattutto le microimprese con 1-9 dipendenti (-7,6%) mentre le imprese di dimensione superiore segnalano incrementi: l’11,6% per quelle con 10-49 dipendenti ed il 12,9% per quelle con 50-250 addetti. Così il saldo tra previsioni di crescita e attese di diminuzione è positivo per l’8,9% ma è frutto della forte cautela espressa dalle microimprese (+3,9%) e di un certo ottimismo delle imprese più grandi che va da un +22% ad un +33,3%.