Il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato che entro quindici giorni il
provvedimento sulla competitività sarà presentato alle parti sociali. Già
questa sera a Palazzo Chigi si terrà un vertice tra i ministri interessati per
intensificare il confronto sulla bozza messa a punto dal responsabile
dell’economia Domenico Siniscalco. Intanto, prosegue l’offensiva dell’esecutivo
sul fronte dei tagli al fisco. Berlusconi ha sottolineato che i tagli alle
imprese rappresentano la priorità contro il declino. Il premier ha poi
evidenziato che la riduzione delle tasse proseguirà “anno dopo anno” senza penalizzare “i servizi essenziali”
in una strategia a tutto campo di rilancio dell’economia che non è sul piano
del declino ma attraversa una “fase di transizione”. Anche il ministro
dell’Economia ha rilanciato la necessità di ulteriori tagli fiscali per
sostenere la competitività del sistema Italia sui mercati internazionali. “Il
problema è quello di alleggerire il carico dello Stato. Non c’è Paese che
cresce con la pressione fiscale al 42%”, ha detto il ministro intervendo a
Bergamo all’inaugurazione dell’anno di studi dell’Accademia della Guardia di
Finanza.
Siniscalco, insomma,
conferma che la riduzione già stabilita non è un exploit isolato: “era già
scritto che anno dopo anno volevamo andare, con riduzioni sostenibili ma
decise, lungo questa traccia nell’idea che la politica economica sia una rotta
piuttosto che un atto singolo”. A fare da esempio è l’ultima Finanziaria dove i
servizi essenziali “come le
spese per la
salute” non hanno subito alcun taglio. A quanti vedono invece una ripresa un
po’ in affanno, il ministro ribadisce l’impegno a rispettare il tetto del 3%
nel rapporto deficit-pil. Ma aggiunge: “al di là della retorica del declino il
problema del nostro Paese è che si trova in una fase di profonda transizione in
cui si sta liberando da una serie di tossine accumulate negli ultimi
venti-trenta anni”. Ora il trend si allinea alla media dell’Unione Europea per
quanto riguarda inflazione, occupazione e debito pubblico. E in questo scenario
si rende necessario un mutamento di prospettiva passando “dalla cultura dei
decimali alla cultura della crescita”.
Alla vigilia di una
settimana decisiva per il disegno di legge sullo sviluppo, in cui bisognerà
sciogliere il nodo delle risorse stimate in 800 milioni di euro, arriva poi un
ulteriore impegno. Nessuna “misura miracolistica”, ma un pacchetto di riforme
da attuare in tempi brevi a partire da quella del diritto fallimentare e delle
professioni fino allo snellimento della giustizia civile.