“Chiudere i centri storici a tempo indeterminato? Ma sì, già che ci siamo abbassiamo le serrande di uffici e negozi, spegniamo i riscaldamenti. Insomma, chiudiamo baracca e via: tutti a casa'”. Il presidente di Confcommercio Veneto, Massimo Albonetti, spera che quella di Michele Chiole, assessore trevigiano all’Ambiente, che proporrà ai colleghi dei capoluoghi veneti di bloccare il traffico a tempo inderminato nei centri storici, sia solo una provocazione.
“L’emergenza fa paura - dice - e le amministrazioni comunali
percorrono la via più breve: targhe alterne e blocco del traffico, quando
invece si sa che la soluzione richiede inevitabilmente tempi più lunghi. Si
parla di decenni, perché si deve incidere sulle abitudini di vita dei cittadini, è vero, ma anche sulla struttura
economica dell’intero Paese, dai sistemi di trasporto pubblici (esempio
eclatante le ferrovie) e privati, ai cicli produttivi delle industrie”.
Confcommercio Veneto auspica interventi diversi da quelli attuali e soluzioni
che prevedano scelte concertate con le parti sociali e le categorie economiche.
Ritenendo inutile l’accanimento su un solo elemento, il traffico automobilistico, l’associazione si chiede
quanto sia stato fatto finora in termini di controllo delle emissioni da
riscaldamento, da industria e sulle politiche di trasporto pubblico.
L’esperienza di Vicenza, ricorda Confcommercio Veneto, dove il
blocco del traffico per quattro giornate non ha portato all’abbassamento
del Pm10, la dice lunga sull'efficacia
dei blocchi. L’unico risultato è stata la perdita del 20% delle vendite nei
negozi di generi alimentari, perdita
che sale al 40% negli esercizi di abbigliamento; a Mestre, sempre secondo un
sondaggio Confcommercio Veneto, gli incassi in concomitanza con le targhe
alterne sono scesi complessivamente del 30%. “Un prezzo che potremmo anche
accettare, se giustificato da
sacrosanti motivi di salute e salvaguardia dell’aria - spiega Albonetti - ma che pesa nel nostro settore,
già colpito dalla crisi dei consumi, e rischia di avere gravi ripercussioni
anche sull’occupazione, senza che ci sia una contropartita valida in termini di
salute”. “Siamo pronti a fare la nostra parte - conclude Albonetti - a patto che ci si sieda tutti
attorno allo stesso tavolo. Anche se la strada sarà dura, forte il senso di
frustrazione, bisogna cominciare ad agire passo per passo”.