… è arrivata l’ennesima doccia fredda: una richiesta al
ministero delle attività produttive di esportazione “legale” in Italia di 10
milioni di reggiseno cinesi al costo di mezzo dollaro ogni dodici prodotti, un
prezzo talmente concorrenziale da ammazzare un toro. E giù ovviamente a
discutere allora su quali strumenti poter usare per ostacolare questo
torrentizio tsunami che rischia ormai di travolgere le aziende che, in Italia,
di reggiseni e connessi, fanno la loro ragione di vita. Fino a qualche tempo fa
il problema era quello di contrastare falsi e contraffazioni, ma ora arrivano,
invece, dalla Cina prodotti con tanto di bollo ed imprimatur. Che fare? Per ora
ci si sta solo arrovellando sulle ipotesi. Studiare norme anti-dumping perché
non è possibile che un reggiseno venga messa in vendita a pochi centesimi?
Facile a dirsi, ma l’Italia su queste come su altre questioni ormai se la deve
vedere con Bruxelles che, su questi come su altri problema, continua a fare lo
“gnorri”. Contingentare di nuovo le importazioni stabilendo un tetto ai
reggiseno che si possono importare? Ma se proprio il contingentamento è stato
da poco cancellato nel quadro di accordi globali con la Cina. Insomma resta un
grosso rebus. Sarà difficile risolverlo facendo solo chiacchiere.