Petrolio sulle “montagne russe”
I prezzi del petrolio tornano
a “correre”. Dopo la rincorsa degli ultimi giorni, in cui il greggio ha
superato la soglia dei 50 e poi dei 51 dollari al barile, l’oro nero ha
superato giovedì il muro dei 52 dollari. Le quotazioni sono aumentate
vertiginosamente dopo la
diffusione dei dati americani
sulle scorte settimanali di combustibili. L’aumento di 608.000 barili non ha
infatti soddisfatto le aspettative del mercato che in base alle previsioni
degli analisti attendeva un rialzo di almeno un milione di barili. Così, dopo
un inizio di giornata a ridosso di 52 dollari e dopo una prima lieve scossa al
ribasso dovuta all’annuncio dei dati pur sempre positivi sulle scorte, il
greggio ha ricominciato a correre. E non solo in America. A New York i
contratti con consegna ad aprile sono infatti saliti fino al picco di 52,05
dollari (il 49% in più rispetto allo stesso periodo del 2003), ma anche in
Europa, sull’International Petroleum Exchange di Londra, le quotazioni sono
arrivate a un massimo di 49,75 dollari, livello più alto dall’ottobre dello
scorso anno. Ad influire sui prezzi, sin dall’inizio della settimana, sono del
resto anche l’aumento della domanda mondiale, legato alla crescita economica
internazionale, e il peggioramento delle condizioni meteo in Europa. L’ondata
di freddo che ha investito il vecchio continente ha infatti spinto i consumi di
combustibile da riscaldamento influendo sulla richiesta e quindi sul prezzo
finale del greggio. Alla chiusura delle contrattazioni di New York comunque, il
petrolio è tornato nuovamente sotto quota 52 a 51,50 dollari. Secondo il
ministro saudita del petrolio, Ali al-Naimi, durante l’anno
il barile oscillerà in una forchetta compresa tra i 40 e i 50 dollari.