Contratti,
Maroni: “sei miliardi per
cambiare”
Sei miliardi di
euro per togliere dal salario aziendale i contributi di maternità e malattia e
per gli assegni familiari. Nel complesso uno sconto del 3% sul costo del
lavoro. E’ questo, spiega il ministro del Welfare Roberto Maroni, “il nostro contributo al riequilibrio della contrattazione, oltre che
al rilancio degli investimenti. Non mi pare poco”.
In un’intervista a
“Il Sole 24 Ore”, tutta incentrata sulla riforma della contrattazione, il
ministro del Welfare spiega di voler “assolutamente evitare” il rischio che si
torni ad
automatismi
retributivi nei contratti pubblici. E non esclude l’ipotesi di una
riedizione dei contratti triennali, senza automatismi. Per Maroni, c’è lo spazio per arrivare ad una intesa condivisa sulla riforma
della contrattazione, ma, sottolinea, “da parte
della Cgil c’è una
forte e ferma chiusura ad ogni ipotesi di confronto. Non vuole discutere di
nuovo modello contrattuale e mi pare che dimostri, dal suo punto di vista, una
certa coerenza, Sono sicuro che, al momento della scelta, la Cgil si chiamerà
fuori. Devo dire però che riscontro una volontà positiva da parte di Cisl e Uil
che non va sprecata”.
“Il mio schema -
sottolinea ancora il ministro - prevede un contratto nazionale per la tutela
del potere d’acquisto in cui vada a confluire solo una parte delle risorse
disponibili. Il resto deve essere distribuito con le intese sulla produttività
a livello locale e territoriale: è qui la novità vera, la valorizzazione delle
differenze tra area e area”. Salari
differenziati tra Nord e Sud? Gabbie salariali? “Non ho paura della parole - conclude Maroni – l’importante è superare la grande gabbia nazionale che rende rigida la struttura del contratto”.