Petrolio sempre intorno ai 60 dollari
Ancora una giornata record per il greggio al mercato di New York: con un colpo di coda giunto sul finire di una seduta in leggero ribasso, i futures con scadenza a luglio si sono portati al nuovo record storico di 59,70 dollari barile aggiornando il primato di 59,52 di lunedì. Successivamente le quotazioni sono calate, chiudendo al di sotto dei 59 dollari, a 58,60. Sono invece rimasti poco variati, a 59,80 dollari, i futures con scadenza ad agosto che ieri si erano portati brevemente sopra i 60 dollari barile (60,02). Ma nuove minacce insidiano le quotazioni. Da ieri sera la produzione di greggio e gas della Norvegia, il terzo esportatore mondiale, è a rischio per lo sciopero del sindacato Lederne. Pesa anche l’incognita dello stock strategico degli Stati Uniti i cui dati saranno resi noti oggi. In caso di un’impennata della domanda o, viceversa, di un calo delle scorte il barile potrebbe tornare stabilmente al di sopra dei 60 dollari. Mentre l’Ue prepara un libro verde sull’efficienza energetica per fronteggiare l’impennata dei prezzi, il governo corre ai ripari per tenere sotto controllo le tariffe tutelando caro-vita e competitività. E’ allo studio una misura per far slittare alcuni costi riconosciuti agli operatori per investimenti sostenuti in passato, come gli oneri nucleari e quelli relativi al Cip6, che gravano sulle bollette di gas e luce che dal primo luglio aumenteranno rispettivamente del 4% e del 3-4,5%. “Stiamo studiando quanto è possibile fare per riuscire a colpire il meno possibile lo sviluppo delle imprese e delle famiglie”, ha confermato il ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola. Un altro ritocco pari a 3 centesimi al litro è in vista invece per benzina e gasolio dopo gli aumenti delle ultime due settimane. Ieri il presidente dell’Unione Petrolifera Pasquale De Vita ha confermato che in questa situazione il rialzo potrebbe riflettersi anche sui consumi alla pompa.