Il terrorismo
torna a colpire in Europa. Non a caso in Gran Bretagna, proprio mentre
l’attenzione del mondo è puntata sugli esiti del vertice dei G8 in Scozia. A
essere colpita al cuore è la rete dei trasporti di Londra: tre esplosioni nella
metropolitana, che hanno poi innescato altri terribili scoppi provocati da
corto circuiti elettrici, oltre a un kamikaze (anche se Scotland Yard non ha
confermato) che si è fatto saltare in aria su un autobus a due piani. Tutto nel
giro di appena un’ora. E nella la capitale britannica è stato l’inferno. Il
capo di Scotland Yard, Ian Blair, ha indicato che le vittime degli attentati
sono più di 50 e i feriti 700. Ha anche riferito che nella galleria della
stazione della metropolitana di Russell Square ci sono ancora dei corpi. “Non
possiamo dire - ha affermato - se si sia trattato di un attacco kamikaze ma non
escludiamo nessuna pista”. Sono le 8.49
(le 9.49 in Italia) quando Londra sprofonda nel terrore. Tra le stazioni di
Liverpool Street e Aldgate East esplode una bomba. Siamo nel cuore della City.
Due minuti dopo la sequenza di morte continua, c’è un’altra esplosione, questa
volta nel tunnel della stazione di Edgware Road. Tre minuti dopo, un’altra a
King's Cross. Alle 10.04 - circa un'ora dopo - salta in aria un autobus che
transita vicino Russel Square. E le scene sono le stesse. Una densa nube di
fumo, le fiamme, le urla, il sangue. La gente scappa via, come impazzita, tra
schegge di vetro e metallo, fugge dai vagoni della metropolitana, anche la luce
è andata via. I centralini saltano, i telefonini non parlano più, tutti i
passeggeri che possono salgono in superficie, laceri, sporchi, col sangue che
cola sui vestiti a brandelli. Il traffico delle auto va in tilt, solo le sirene
rompono il silenzio irreale calato sulla City. Poi tocca al bus. Vengono chiuse
le stazioni ferroviarie di King's Cross, St. Pancreas, Liverpool Street,
Stratford e Adgate East, poi di tutta la rete della metropolitana. E anche
tutti gli autobus diretti incentro vengono bloccati, i passeggeri invitati a
scendere. All’inizio si pensa un guasto, a un incidente. Pian piano prende
corpo l’ipotesi degli attentati: viene trovata una bomba in una stazione della
metro. Solo dopo tre ore dalle esplosioni, il numero uno di Scotland Yard, Ian
Blair, ammette che si è trattato di un “attacco terroristico di grande
portata”. E in serata ancora un soprassalto: Victoria Station, riaperta per due
ore, è stata richiusa dopo il ritrovamento di un pacco sospetto. E mentre la
città si scopre vulnerabile, la polizia avverte: “forse non è ancora finita,
non bisogna abbassare la guardia, i cittadini devono stare attenti”. Dopo
l’orrore, ancora paura e incertezza.