Nel 2005 cala l’occupazione nelle imprese
Secondo il “Rapporto Unioncamere 2005: l’economia reale
dal punto di osservazione delle Camere di commercio”, presentato in occasione
della terza Giornata dell’economia, rallenta la crescita dell’occupazione nelle
medie imprese. Quest’anno si registrerà un incremento di circa 90-100.000 posti
di lavoro (ossia di poco inferiore al +1% come saldo positivo tra entrate e
uscite di personale, contro il +1,3% del 2004). Unioncamere sottolinea che “il
generale rallentamento però, sembra indicare come, nel complesso ci sia il
rischio della fine di un ciclo di espansione dell’occupazione durato sette anni
e che il recupero occupazionale sia ormai giunto al livello soglia”. Tutti gli
indizi convergono nel segnalare che se nel 2006 la produzione non riprenderà a
crescere e l’aumento del Pil si manterrà ancora su valori al di sotto dei 2
punti percentuali, “lo sviluppo dell’occupazione potrebbe bloccarsi del tutto e
si assisterebbe molto probabilmente a una inversione del ciclo”. “Le
società di capitali stanno programmando assunzioni nel 36,3% dei casi a
fronte del 14,4% delle società di persone e delle ditte
individuali e del 20,1% delle cooperative e delle altre forme giuridiche. Vanno
meglio sul fronte occupazionale, inoltre, le imprese che esportano stabilmente
e quelle che nel corso del 2004 hanno introdotto innovazioni organizzative nei
prodotti/servizi e nel processo produttivo”. Una nota positiva, invece, è il
miglioramento della qualità delle assunzioni, con la richiesta di lavoratori
con titoli di studio più elevati e con una maggiore qualificazione. Di contro,
però, a questo non corrisponde un maggiore investimento delle imprese italiane
nella ricerca e nell’innovazione. Per ciò che riguarda i consumi, la situazione
non è rosea: la
crescita di questo indicatore nel 2004 e quella attesa per
il 2005 si attestano all’1,2%, solo in lieve accelerazione rispetto al 2003
(+1,1%). “Il mancato rilancio dei consumi - sottolinea Unioncamere – non
sembra riconducibile a un generalizzato aumento della povertà, stando ai dati
dell’Istat. Al contrario, lo “stock” di ricchezza elle famiglie, secondo la
Banca d’Italia, sarebbe addirittura cresciuto tra il 2000 e il 2002”. “La
composizione di questa ricchezza – conclude il rapporto - evidenzia tuttavia
una chiara tendenza alla “immobilizzazione” delle risorse: l’83% della
ricchezza netta delle famiglie, infatti, è data proprio dalle priorità
immobiliari”.