Bankitalia:
il sistema-Italia perde competitività
Il sistema-Italia a partire dal 2000 ha perso oltre il 25% di competitività, misurata sulla base dell’andamento del costo unitario del lavoro. In questo stesso periodo, l’erosione competitiva delle merci francesi e tedesche è stata invece inferiore al 10%. Di conseguenza, “appare sempre più evidente la necessità di una politica diretta a innalzare
il potenziale di crescita”. Nel bollettino economico la Banca d’Italia ripropone l’allarme-competività per il made in Italy, rilevando che in materia di crescita della competitività i provvedimenti del Governo contengono alcuni elementi di “particolare interesse”, che “possono contribuire ad avviare un processo di recupero”. Inoltre, un giudizio positivo viene espresso sull’introduzione di crediti d’imposta per le aggregazioni di imprese e sulla destinazione di fondi a progetti strategici di ricerca. Bankitalia ricorda poi
che sono previste risorse per le infrastrutture e per lo sviluppo dei fondi pensionistici, “nonché la semplificazione di alcune norme che regolano lo svolgimento dell’attività
produttiva”. Questi interventi - conclude Bankitalia con riferimento sempre alle iniziative del Governo – “possono contribuire ad avviare un processo di recupero della competitività e della produttività dell’economia italiana”, ma “è necessario che
si inseriscano in un quadro di riforme strutturali volto a rafforzare l’attività di impresa e l’ammodernamento del sistema produttivo”.
Ma è l’economia in generale che segna il passo: l’andamento del prodotto interno
lordo italiano nel 2004, +1,2%, seppure più elevato rispetto all’anno precedente, attesta un tasso di espansione “nettamente inferiore a quella media” dell’area dell’euro e “il divario di crescita con i principali Paesi è aumentato”. E per l’anno in corso non si annuncia nulla di particolarmente promettente: secondo le previsioni formulate dai principali analisti privati, citate nel bollettino economico, il Pil italiano dovrebbe registrare una crescita compresa fra l’1,1% e l’1,3%. Il tasso di crescita si manterrebbe così inferiore a quello dell’Eurozona. Queste stesse stime, comunque, “ipotizzano che la fase di incertezza in atto dalla seconda metà dello scorso anno venga rapidamente superata”.
Bankitalia, inoltre, sottolinea che sul conseguimento dell’obbiettivo di un indebitamento netto al 2,7% nel 2005, gravano “alcuni fattori di rischio” e che “il ritmo di crescita dell’occupazione si è ridotto” nel corso del 2004, “risentendo anche del progressivo esaurirsi dell’aggiustamento della domanda di lavoro associato alle riforme avviate nel settore”. Nel 2004, infine, l’avanzo primario dei conti pubblici italiani è sceso di 0,4 punti percentuali, al livello del 2%. L' avanzo risulta in contrazione dal 1998 e lo scorso
anno è tornato sui livelli del 1992.