Chiusa la settima edizione del Forum di Cernobbio
Tendenze dei consumi, un
focus sulla Cina, Europa allargata nello scenario internazionale, competitività
nell’età dell’economia digitale, concertazione e riforma degli assetti
contrattuali, Europa, Authorities e Repubblica federale: questi i principali
temi della settima edizione del Forum “I protagonisti del mercato e gli
scenari per gli anni 2000” organizzato da Confcommercio in collaborazione
con Ambrosetti, che si è svolto dal 17 al 20 marzo a Cernobbio presso il Grand
Hotel Villa d’Este.
Il filo conduttore di questa edizione è
stata la forte preoccupazione
per la situazione economica del Paese, accompagnata purtroppo dalla percezione
di un’inadeguata presa di coscienza da parte di chi ha la responsabilità di
impostare la politica economica.
“Il presidente Berlusconi – ha
affermato nel suo intervento di chiusura il
presidente di Confcommercio, Sergio Billè - ha detto di non essere
affatto depresso per come vanno oggi le cose nella nostra economia. Anch’io,
dopo aver preso qualche caffè, mi sento un po’ meno depresso. E così siamo in
due. E siccome il ministro Siniscalco sostiene di non essere affatto
preoccupato né di quello che dice Eurostat sullo stato di salute dei nostri
conti pubblici né dell’altolà della Corte europea sull’Irap, siamo persino in
tre. C’è da chiedersi allora perché, invece, buona parte delle famiglie e delle
imprese italiane continuino a vivere in uno stato di prolungata e quasi
patologica preoccupazione che si evidenzia sia nella crisi dei consumi sia
nella crisi di competitività del sistema imprenditoriale”.
“La verità – secondo Billè - è che
tra le sempre nuove suggestioni della politica e il Paese reale continua ad
esserci un solco che non può non preoccupare. La politica dovrebbe corredare il
proprio ottimismo con atti e risultati concreti”, ma in questo senso sembra
emblematico il caso Irap. L’annuncio (“meritorio”) fatto dal premier
Berlusconi, che ha parlato di abolizione dell’imposta nella prossima
Finanziaria, lascia aperti molti interrogativi: “dove e come lo Stato intende
reperire, in alternativa, i 33 miliardi di euro annualmente ricavati con questa
imposta? Quali e a carico di chi saranno le nuove imposte? Continuerà ad essere
torchiata l’impresa oppure si pensa di cogliere questa opportunità per arrivare
ad un più generale riequilibrio di tutto il sistema fiscale? E per questo
riequilibrio vi sarà un vero tavolo di confronto con le forze sociali, che
servirebbe a far uscire le imprese e i lavoratori dall’attuale stato di depressione?”.
Il presidente di Confcommercio è
poi tornato a parlare della “endovena di ottimismo” necessaria per far
ripartire il sistema Paese. Ma prima occorre affrontare e risolvere una serie
di problemi urgenti. A partire dal sistema industriale, progettando “soluzioni
che siano finalmente di largo respiro, le sole che possano ridare competitività
al sistema”. Per continuare con la pubblica amministrazione, un “disastro di
costi e di improduttività” per la quale serve “una sostanziale riforma”, e con lo
spostamento di una quota significativa del bilancio dell’Unione Europea, che
oggi “produce più fumo che arrosto”, verso il capitale umano, la ricerca e
l’innovazione per realizzare “un vero e proprio balzo nello sviluppo
dell’economia e della ricchezza europea”. Infine supportando “politiche che, a
360 gradi, favoriscano la crescita dimensionale delle imprese, i processi di
capitalizzazione, la ricerca, la formazione e le infrastrutture materiali ed
immateriali nella
grande area dei servizi di mercato, che altrimenti
resterà demotivata, depressa e soprattutto scarsamente competitiva”.
“Politiche di questo tipo per ora, in Italia, non
ci sono – ha sottolineato Billè - ed anche quel po’ che, in questa direzione, è
stato fatto, non riesce ad avere sufficiente incisività per scarsità di
risorse”. Com’è ad esempio per il turismo che “continua a perdere quote di
mercato e che in alcune aree del Mezzogiorno continua a vivere in uno stato di
assoluta precarietà”.
Il presidente di Confcommercio ha poi formulato una
proposta sulla scorta anche degli incontri che si sono succeduti a Cernobbio.
“Sarebbe fondamentale – ha detto – metterci tutti, governo, forze politiche e
soggetti sociali, intorno ad un tavolo per progettare finalmente insieme il
futuro di questo Paese. Smettiamola con i riti delle consultazioni oceaniche ed
episodiche a Palazzo Chigi che lasciano il tempo che trovano”. “Sarebbe
inconcepibile – ha concluso Billè - far passare un altro anno, quello che ci
separa dalle elezioni politiche, giocando ancora tutti a mosca cieca. Governo,
forze politiche e forze sociali si decidano finalmente a mettere le loro vere
carte sul tavolo. C’è un’estrema esigenza di farlo e di farlo subito perché la
concorrenza sta erodendo in modo preoccupante le potenzialità del nostro
sistema economico. Qui non si tratta di essere più o meno depressi, più o meno
ottimisti. Qui sta proprio ormai scadendo il tempo”.