Un microchip
nell’autorizzazione, un tesserino di riconoscimento da esporre
obbligatoriamente (con tanto di ologramma anticontraffazione e un colore
diverso ogni anno), un corpo di polizia regionale 'stile svizzero' per
controllare che tutto sia in regola. Sono le richieste della Fiva-Confcommercio
del Veneto per contrastare il fenomeno dell’abusivismo.
In un incontro svoltosi nella
sede della Confcommercio del Veneto tra i vertici del sindacato e il presidente
del Consiglio regionale, Enrico Cavaliere, la Fiva ha chiesto ancheche oltre
all’autorizzazione vengano verificati i requisiti di regolarità fiscale e di
iscrizione alla Camera di commercio e all’Inps. Si tratta, ha precisato il
presidente regionale della Fiva Ilario
Sattin, di “requisiti che non sempre ci sono e quasi mai vengono verificati”.
Satin ha poi evidenziato la necessità di abolire il precariato nei mercati,
dove attualmente i commercianti che non hanno un posteggio hanno accesso alla
classifica dei posti che dopo le 8 e mezza del mattino rimangono liberi.
Infine, sul fronte della concorrenza cinese il presidente della Fiva del Veneto
ha sottolineato : “non è una questione di razzismo ma è un fatto che i
commercianti cinesi detengono ormai più del 40% dei posteggi nei nostri
mercati; è un fatto che la merce venduta nei nostri mercati è nell’80% dei casi
di origine orientale e che quella contraffatta viene venduta attraverso gli
itineranti, quasi sempre extracomunitari; è un fatto che la sopravvivenza della
più tradizionale forma di commercio è seriamente compromessa”.