Billè: “contro il declino più collaborazione tra banche e
imprese”
Nel suo intervento alla XXVIII Giornata del credito, il
presidente di Confcommercio, Sergio Billè, ha sottolineato
la necessità di una maggiore collaborazione “tra il mondo del credito e il
sistema di imprese che operano nei servizi, per impedire che questa prolungata
fase di stagnazione finisca con il trasformarsi in un irreversibile declino del
sistema Paese”. Billè ha poi evidenziato come la difficoltà a portare a termine
riforme non debba diventare un “alibi per non fare le cose che, anche senza una
revisione costituzionale, potrebbero, anzi dovrebbero essere fatte”. “Mi pare indispensabile – ha detto il
presidente di Confcommercio - che oggi tutte le componenti del sistema e
dell’economia reale debbano unire le forze”. Billè ha ricordato come in Italia
il mondo del credito abbia dovuto fare i conti con una crisi del comparto
manifatturiero, a cui è stato necessario praticare “continue ed importanti
trasfusioni, impedendo al mondo del credito di ridisegnare le sue strategie e
di affinarle in modo che esse divengano asse strutturale quasi portante di un
nuovo modello di sviluppo che l’Italia, se non vuole soccombere sotto i colpi
di una economia globale che non fa più sconti a nessuno, deve ormai a tutti i
costi e in tempi brevi realizzare”. L’obiettivo prioritario, secondo Billè,
deve essere quello di far sì che “il mondo del credito abbia maggiore
consapevolezza del fatto che lo sviluppo e la competitività di questo Paese non
passano solo dal manifatturiero ma anche, ad esempio, dal settore dei servizi
che nelle sue varie forme ed attività produce ormai da solo più del 60% della
ricchezza di questo Paese”. Inoltre, occorre stimolare “un processo di
ammodernamento tecnologico, di aggregazione, di apparentamento tra le centinaia
di piccole imprese che operano nel settore del commercio, del turismo e dei
servizi, mediante una politica delle strutture di credito più flessibile, più
strutturata e anche più lungimirante”. A questo proposito, Billè ha evidenziato
come “non si può pensare che per
favorire questo processo di ormai indispensabile
aggregazione possano bastare gli incentivi previsti dal governo nel decreto
sulla competitività”.