… pur da tempo confiscati,
restavano terra di nessuno. E non è un risultato da poco perché sono note le
lunghe e tortuose traversie burocratiche- bolli e nulla osta a non finire- che
bisogna superare per restituire questi tesori al bene comune. E ha ragione don
Ciotti nel dire che, se si facesse la stessa operazione anche per i beni
mafiosi confiscati in molte altre città italiane, avremmo un bel po’ di
immobili e di attrezzature da destinare a servizi di pubblica utilità. Perché
questo obbiettivo non venga, invece, realizzato o sia realizzato in misura
davvero esigua è presto detto: montagne di obiezioni e di cavilli posti dai
legali dai boss e che fanno leva su una legislazione che, in merito, resta
assai lacunosa e pasticciona. Proviamo a fare quattro conti. Se si snellissero
finalmente queste procedure, proprietà per almeno un miliardo di euro, duemila
miliardi delle vecchie lire– questa è l’approssimativa stima fatta dalla
direzione antimafia- potrebbero essere
utilizzati per qualcosa di socialmente utile: scuole, palestre e, più ancora,
appartamenti da destinare a chi non riesce ancora, per mancanza di soldi, a
mettere un tetto sulla testa. In tutto il Lazio, da Roma ad Anzio, a Fiumicino
e a Velletri, vi sono tesori confiscati in gran quantità. Per non parlare della
Campania dove ville, palazzi e negozi confiscati alla camorra sono un
patrimonio da Paperon dei Paperoni. Quel che don Ciotti propone si può fare o
parenti ed eredi dei boss messi fuori legge continueranno ad avere partita
vinta?