Pensioni,
“la contrattazione collettiva è centrale”
La
centralità della contrattazione collettiva è da salvaguardare nel contesto
dell’attuazione della riforma della previdenza complementare. Lo hanno ribadito
le categorie sociali al termine di un incontro tra Confcommercio,
Confindustria, Confartigianato, Confapi, Confservizi, Confesercenti,
Confcooperative, Legacoop, Confagricoltura, Coldiretti, Cna, Casartigiani e Cgil, Cisl, Uil e Ugl. L’incontro, si
legge in una nota congiunta, ha avuto all’ordine del giorno sia
l’approfondimento del documento comune già sottoscritto da alcune parti sociali
il mese scorso, sia la puntualizzazione della posizione di un più ampio numero
di organizzazioni in vista del prossimo incontro con il Governo sugli
interventi complessivi relativi alla previdenza complementare.
Tutte
le organizzazioni partecipanti, condividendo i contenuti del documento,
ribadiscono la necessità che nell’emanazione dei decreti attuativi della delega
previdenziale siano rispettati alcuni principi fondamentali. In particolare,
prosegue la nota, va in primo luogo salvaguardata la centralità della
contrattazione collettiva - nei suoi livelli definiti - nella individuazione
delle forme complementari per i lavoratori dipendenti, riconoscendo ad essa il compito
di indicare le modalità di applicazione del ‘silenzio-assenso’ e delle regole
sulla ‘portabilità’ dei contributi in caso di trasferimento delle posizioni
previdenziali già accumulate.
Va
inoltre riconfermata la distinzione tra forme pensionistiche collettive e forme
individuali, ed attuata l’omogeneizzazione delle regole di trasparenza e di
governance delle diverse tipologie quale elemento necessario per garantire al
lavoratore un livello di tutela adeguato ed uniforme. A tal fine, tutte le
organizzazioni ritengono essenziale la convergenza su Covip dell’unicità del
sistema di vigilanza. Tutte le parti datoriali e sindacali, conclude la
nota, confermano altresì l’importanza
di individuare adeguate misure di compensazione per le imprese a fronte dell'utilizzo
del TFR, nella convinzione che soltanto in assenza di aggravi di costi per il
sistema produttivo lo sviluppo della previdenza complementare potrà essere
effettivamente perseguito.