Billè: “per l’economia italiana
serve uno strappo”
“Per far ripartire la nostra
economia, la cosiddetta scossa ormai non basta più. E’ arrivato il momento di
guardare in faccia la realtà per quella che è, una realtà che si sta facendo
sempre più pesante, insidiosa e complicata”. Non ha usato giri di parole il
presidente di Confcommercio, Sergio Billè, nel suo intervento alla conferenza
stampa che ha ufficialmente aperto il Forum di Cernobbio. La situazione
economica del Paese, d’altronde, è quella che è ed i segnali d’allarme
continuano ad accumularsi. Billè ha citato le preoccupanti analisi fatte da
Bankitalia e soprattutto la decisione dell’Avvocatura generale della Corte
europea di giustizia di considerare l’Irap come un’imposta, di fatto, fuori
legge. “E’ urgente – ha detto a questo ultimo proposito - che il Governo faccia
finalmente chiarezza su un’imposta che noi, assai prima che si pronunciasse
l’Europa, avevamo giudicato sciagurata e devastante: si dibatte il ritiro
dall’Irak, vorremo che ci si ritirasse dall’Irap”. Per il presidente di
Confcommercio, comunque, “è tutto il sistema fiscale che deve essere
sostanzialmente ridisegnato e reso finalmente più compatibile con la primaria
esigenza della crescita economica”. Non basterebbe, infatti, spostare il gettito
derivante dall’Irap “da una casella all’altra, ma sempre a carico
dell’impresa. Una simile camaleontica operazione sarebbe per il mondo
delle imprese del tutto inaccettabile”.
Ciò che occorre è “mettere finalmente sotto controllo la
spesa pubblica e ridurla nella sua parte largamente improduttiva”
risolvendo in primo luogo “quell’ingombrante pasticcio rappresentato
oggi da un federalismo che si va costruendo senza il pilastro del federalismo
fiscale”. Le misure contenute nel decreto sulla competitività “sono meglio di
niente, ma non bisogna illudersi che possano bastare”: occorrono, per far
ripartire un sistema “che ha gomme, impianto elettrico e carburatori talmente
usurati da non permetterci più di vincere alcun tipo di gara”, anche interventi
di carattere costituzionale visto che una larga parte del Paese “non ne può più
di proposte che restano solo bolle d’aria”.
Tornando allo “strappo” necessario in campo economico,
Billè ha evidenziato che “le iniziative assunte da questo governo per rimettere
in carreggiata la nostra economia non hanno fino ad ora prodotto purtroppo i
risultati sperati”, né è chiaro “quale sia il modello alternativo che
l’opposizione intende proporre per raddrizzare la barca”. “La politica – ha
detto il presidente di Confcommercio - continua a parlare molto di Irak.
Sarebbe corretto che parlasse di più e con maggiore trasparenza anche di quel
che sta accadendo da qualche tempo in Italia. Non vorrei che diventassimo come
la Sgrena, ostaggi di una situazione che ci sta sempre di più sfuggendo di mano”.
In particolare, per Billè “si fanno sempre più evidenti i segnali di cedimento
strutturale di buona parte del nostro comparto manifatturiero”, per arginare i
quali è “oggettivamente impraticabile” il sostegno pubblico perché “le risorse
pubbliche sono ormai davvero poche e quelle ancora disponibili devono essere
destinate ad inderogabili priorità quali infrastrutture e servizi di base;
perché l’Europa sta andando in tutt’altra direzione e perché è arrivato il
momento di realizzare un modello nuovo di economia che tenga maggiormente conto
di chi, in questo paese, sta creando davvero valore aggiunto e sta facendo da
volano alla produzione di ricchezza”.
C’è poi “la montante sfiducia di famiglie e risparmiatori sulle
possibilità che la nostra economia possa uscire presto dalla fase di patologica
precarietà in cui si trova ormai da tempo”, a fronte della quale “le
istituzioni stanno facendo assai poco di concreto per trasmettere l’idea che possa
esserci un futuro migliore”.
Billè si è quindi soffermato sul peso ormai insostenibile
“di una burocrazia che resta fra le più costose ed improduttive del mondo e di
una pressione fiscale e costo dei servizi che sta togliendo fiato e sonno sia
alle imprese che alle famiglie”. “L’anno scorso Berlusconi, proprio qui a
Cernobbio, ci aveva promesso mari e monti. Gli uni e gli altri – ha detto Billè
- sono purtroppo rimasti, in gran parte, un miraggio”.
Per quanto riguarda le prospettive di crescita, “non
possiamo aspettarci per questo 2005 e forse nemmeno per il 2006 novità di
rilievo”. Le stime del Centro Studi Confcommercio, infatti, indicano che il
rapporto deficit/pil, dovrebbe essere del 3,3% nel 2005 e del 3,6% nel 2006. E
il capitolo consumi non è certo migliore: per le famiglie si prevede un modestissimo
+0,9% nel 2005 che potrebbe salire all’1,3% nel 2006.
“Non è chiaro – ha detto Billè - come il governo intenda
affrontare questo problema, come non è ancora affatto chiaro quali
significative aperture vi potranno essere, in concreto, a Bruxelles, per una
revisione del Patto di stabilità. Noi ci auguriamo che queste aperture
maturino, ma siccome non crediamo più alla moltiplicazione dei pani e dei
pesci, il problema di un ulteriore prolungamento della fase di quasi
stagnazione dei consumi e degli investimenti va purtroppo messo nel conto”.
E non è tutto qui, anche altri “strappi” sono necessari. In
primo luogo “è indispensabile che lo Stato si decida ad accelerare le procedure
delle privatizzazioni, l’unico strumento oggi disponibile per ridurre l’entità
mostruosa del nostro debito”; bisogna poi affrontare il problema delle “ingenti
risorse che il pubblico impiego sottrae al sistema dell’economia reale”, mentre
si impone un “vero e proprio strappo di chiarezza sulla riforma del
federalismo” realizzando “un modello di macchina pubblica e di burocrazia
completamente nuovo, più agile, più efficiente e meno costoso”. Per non parlare
della necessità di “un modello nuovo di strategia che punti al reperimento di
robuste risorse da impegnare nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione”,
del “ritardo che si sta accumulando nella realizzazione di infrastrutture” e
del bisogno di “correggere la strategia sul versante della politica finanziaria
e del credito”. “E’ evidente – ha affermato Billè - che le strutture del
credito non possono più disconoscere o continuare a guardare solo col binocolo
le esigenze di quelle centinaia di piccole e medie imprese che, per mancanza di
adeguati sostegni finanziari, sono costrette a rinviare di mese in mese, di
anno in anno, problemi che si chiamano crescita dimensionale, tecnologie,
innovazione, miglioramento e rimodulazione della qualità dell’offerta”.
L’obiettivo “dovrebbe essere quello di creare tra mondo del credito e Pmi una
interconnessione di interessi che sia ancorata soprattutto all’esigenza di
creare modelli economici che accrescano la competitività del sistema”.
Il presidente di Confcommercio ha chiuso il suo intervento
ricordando che “bisogna ridurre davvero la pressione fiscale sulle imprese
perché questo resta l’unico modo per favorire e potenziare gli investimenti
pubblici anche attraverso il capitale privato”, mentre per quanto riguarda le
famiglie “è indispensabile che trovi attuazione l’ulteriore riduzione della
pressione fiscale diretta. Questa riduzione appare in cantiere, ma mi chiedo: i
12 miliardi di euro che, a questo fine, sono stati promessi, ci sono veramente?
E, se ci sono, su quali conti e sulle spalle di chi verrebbero caricati?”.