Dal “Piano d’azione per lo sviluppo” messo a punto dal
governo arrivano i cosiddetti “buoni lavoro”. In sostanza, le famiglie e le
imprese di piccole dimensioni che operano nel commercio, nel turismo e nei
servizi potranno assumere a ore un operaio, una
badante, un commesso di negozio, una baby sitter con ticket del valore di
7,5 euro ad ora, compresa la copertura previdenziale. I buoni si potranno
acquistare alle Poste o nelle tabaccherie fino ad un ammontare massimo di
10.000 euro per nucleo familiare o imprenditoriale. I lavoratori disponibili saranno iscritti in un
albo apposito nel quale potranno confluire (almeno queste sono le previsioni di
chi ha redatto la normativa) studenti, casalinghe, lavoratori extracomunitari
ma in regola, disoccupati da oltre un anno, ecc. Il limite massimo
dell’ammontare dei buoni-lavoro disponibili (10.000 euro), è una somma che
preoccupa i sindacati perché apre la possibilità di utilizzazione dei
manodopera a ore a una larga fetta di imprese commerciali o che operano
genericamente nel turismo e nei servizi. Secondo il segretario confederale
della Cisl, Giorgio Santini, “la legge ha una filosofia positiva, ma potrebbe
diventare pericolosissima perché il montante dei ticket è passato progressivamente
da 3.000 a 5.000 a 10.000 euro. Cioè inizialmente poteva servire a sanare e
regolarizzare situazioni di impiego precario o in nero, ma l’innalzamento della
dotazione può aprire adesso situazioni a rischio in molte aziende artigiane o
commerciali o turistiche che potrebbero ricorrere esclusivamente ai ticket
nell’utilizzazione del personale”.