ANapoli
evento di chiusura per il progetto “negozio sicuro”
Il vicepresidente di
Confcommercio Maurizio Maddaloni, nel corso di un incontro con il Prefetto
Luciano Rosini del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero
dell’Interno e il Prefetto di Napoli Renato Profili, ha chiuso oggi a Napoli
l’iniziativa “Negozio sicuro -
diffusione della legalità per lo sviluppo del commercio”, realizzata da
Confcommercio in collaborazione con il Ministero dell’Interno - Dipartimento
della Pubblica Sicurezza. L’iniziativa, che si inserisce nell’ambito del
Programma Operativo Nazionale “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno
d’Italia”, è nata per dare risposte concrete alle esigenze di legalità e
sicurezza delle strutture commerciali attraverso uno strumento, un manuale,
contenente nozioni, riferimenti e suggerimenti per difendersi dai fenomeni di
micro-criminalità e diffondere, al tempo stesso, la conoscenza delle moderne
tecnologie e della normativa in materia. Positivo il bilancio dell’iniziativa
che, dal 2003 ad oggi, ha toccato le 30 province delle sei regioni Obiettivo 1
individuate dal Fondo Sociale Europeo (Campania,
Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) distribuendo oltre 600mila
copie del manuale “Negozio Sicuro” – consultabile sul sito www.confcommercio.it - e realizzando
numerosi momenti di confronto con le istituzioni, le forze dell’ordine, le
imprese per discutere e approfondire le tematiche riguardanti la sicurezza. Per
il vicepresidente di Confcommercio e presidente dell’Ascom di Napoli, Maurizio Maddaloni:
“Gli obiettivi delle misure previste nelle sei regioni del Mezzogiorno incluse
nell’obiettivo 1 dell’Unione Europea, con la responsabilità del Ministero degli
Interni e attraverso la sinergia delle Forze dell’Ordine e di un vasto
partenariato sociale, istituzionale, economico, sia a livello centrale che
locale, sono quelli di realizzare – fra l’altro – un’azione di recupero e di
diffusione della cultura della legalità, quale condizione indispensabile per il
rafforzamento della sicurezza. In
questo impegno non possono certo sottrarsi e non lo fanno i commercianti e le
aziende del terziario. Si tratta quindi – aggiunge il presidente
Maddaloni - di un’azione congiunta con interventi mirati a rafforzare gli
strumenti e la capacità d’intervento e di prevenzione ed a veicolare la cultura
della legalità anche attraverso l’attivazione di progetti pilota in grado di
promuovere un’azione endogena che coinvolga forze istituzionali ed
imprenditoriali”.
Per
il responsabile Confcommercio del progetto, Andrea Colucci: “Con la nostra iniziativa
abbiamo voluto rendere più forte e consapevole la risposta degli operatori del
commercio al fenomeno della cosiddetta microcriminalità, rafforzando
visibilmente la conoscenza reciproca e la collaborazione tra le Forze
dell’Ordine presenti sul territorio e gli imprenditori. Alla luce di questa
recente esperienza, abbiamo raggiunto l’obiettivo di colmare questa distanza.
Infatti, l’appello “non lasciateci soli” lanciato dal Presidente Billè a
Sassari nel momento iniziale di questo Road Show si è concretizzato. E’
evidente che ora dobbiamo indirizzare i nostri sforzi anche alla formazione in
tema di sicurezza per le imprese”.
“Da
Napoli in giù – ha affermato da parte sua Tano Grasso, consulente del
Comune
partenopeo
per le questioni del racket - gli imprenditori si devono confrontare con il
condizionamento mafioso. Di questa realtà non c'’è un’adeguata consapevolezza a
livello nazionale, e anche a livello politico si guarda al fenomeno come se
fosse un problema di qualche sfigato e non una realtà che investe un quarto del
territorio nazional”.
Il prefetto di Napoli,
Renato Profili, ha posto come condizione necessaria la volontà dei
commercianti di ribellarsi al racket e
di non cedere all’usura, malgrado la reticenza del sistema bancario a concedere
prestiti: “dobbiamo combattere contro la camorra, le banche e la burocrazia.
Riguardo le banche, lo scorso luglio abbiamo stipulato un patto
con gli istituti, per
accelerare l’accesso al credito. Non è possibile che per un mutuo o per un fido
bisogna aspettare mesi. La situazione delle denunce sta cambiando: nel 2001 se
ne contavano 50/60, nel 2004 siamo arrivati a 533, se non c’è collaborazione da
parte dell’operatore commerciale non scopriremo mai il racket, gli esercenti
sono i protagonisti. Contro la criminalità comune non si può non prendere atto
delle iniziative del protocollo 'Negozio Sicuro', i commercianti devono capire
quanto sono importanti questi dispositivi”.
Per il questore di Napoli,
Oscar Fiorolli, “è importante il lavoro delle associazioni antiracket,
con risultati evidenti, come le denuncie dei commercianti. Cerchiamo di non
coinvolgerli in prima persona nelle attività di denuncia e questo li protegge
da eventuali ritorsioni. I cittadini devono capire che la camorra è un danno,
incide sulla ricchezza, se i commercianti sanno reagire, noi siamo pronti ad
intervenire”.