Nuovo rinvio per il Tfr
Dopo la legge sul risparmio rischia di saltare anche la riforma del Tfr. Neanche oggi infatti il Consiglio dei ministri esaminerà il testo da settimane al centro di un duro braccio di ferro all’interno del Governo. E a questo punto i tempi di approvazione della nuova legge si fanno assai stretti, malgrado il ministro del Welfare Roberto Maroni continui a ripetere che il testo è pronto e serve solo il via libera politico. A protestare per il mancato inserimento della riforma nel calendario del Consiglio dei ministri è stato lo stesso Maroni che ieri ha ufficializzato la decisione presa a Palazzo Chigi. “Non conosco le motivazioni che hanno indotto il presidente del Consiglio a procedere in questo modo - ha affermato ieri sera al Senato il ministro – ma chiedero' spiegazioni, visto che gli accordi erano altri”. Secondo Maroni infatti la scorsa settimana si era deciso di inserire la questione tra gli argomenti di discussione di questa settimana. “Lo stesso Berlusconi aveva detto di sì, ora vedo invece che ha deciso diversamente”. Una scelta immotivata per Maroni anche perché “non c’è nessuna trattativa in corso che possa giustificare un rinvio”. E comunque per il ministro del Welfare “se di modifiche si vuole parlare l'unico luogo dove ciò può avvenire e' il Consiglio dei ministri: ma se la questione non viene mai messa all'ordine del giorno...”. Maroni e' comunque convinto che il suo lavoro lo ha fatto al meglio. “Quello che dovevo fare l'ho fatto, c’è l'accordo di quasi tutte le parti sociali, ora tocca al Consiglio decidere. C'e' tempo fino al 4 gennaio, ma e' chiaro che piu' tempo passa e piu' diventa difficile raggiungere l'obiettivo dell'entrata in vigore del provvedimento per il primo gennaio 2006”. Non sembra quindi esaurirsi il braccio di ferro sul provvedimento che se soddisfa sindacati e molte associazioni di imprese cozza contro le perplessita' delle societa' di assicurazioni. Da settimane l'Ania si batte per modifiche al testo. Ma per le opposizioni il Tfr si sta anche trasformando “in merce di scambio politica”.