Il giorno della verità per il
Tfr
Per la riforma del Tfr è arrivato il giorno del giudizio. Oggi il Consiglio dei ministri si prepara al voto finale con due schieramenti contrapposti. Da una parte l’Udc e anche i ministri di forza Italia che chiedono un’ulteriore riflessione, dall’altra la Lega e Alleanza Nazionale che vogliono chiudere la partita. In particolare, le “anime” di questo aspro confronto sono il ministro del Welfare Maroni che ha precisato la sua netta contrarietà a ogni modifica prima dell’approvazione del testo e il ministro della Funzione Pubblica, Mario Baccini che ha invece sottolineato la necessità di una nuova mediazione: “i tempi per riflettere ci sono. La mia è solo una proposta di buonsenso. Bisogna salvaguardare l’azione del governo ispirata ad una politica di accrescimento della competitività delle imprese, che non può essere pregiudicata da iniziative, pur obiettivamente utili e necessarie, che rischiano di produrre effetti opposti”. La risposta di Maroni non si è fatta attendere. “Il Consiglio approva o non approva la riforma, sembra una banalità ma non lo è nel senso che non c’è più tempo per ulteriori rinvii”. Il duello s’incentra sulle modifiche per attenuare la corsia preferenziale concessa ai fondi chiusi rispetto ai fondi
aperti e alle polizze
assicurative. Da una parte come detto i favorevoli, con i ministri di Forza
Italia, dell’Udc oltre a Giorgio La Malfa (Politiche Comunitarie) e Stefano
Caldoro (Programma). Dall’altra i contrari: i ministri leghisti e quelli di An.
Baccini nega di difendere le compagnie assicurative che sollecitano una
modifica alla portabilità del contributo del datore di lavoro sostenuta anche
da Palazzo Chigi. Ma avverte che il provvedimento non sarà votato a
maggioranza. Un ultimatum respinto al mittente dal ministro delle Politiche
Agricole, Gianni Alemanno. “Siamo a fianco di Maroni sulla richiesta di
approvare la riforma senza modifiche ed ulteriori dilazioni”. L’asse con la
Lega si salda in difesa dell’accordo approvato da 23 sigle sindacali e datoriali
che, secondo Alemanno, rappresentano i naturali garanti delle risorse
accantonate nel Tfr”.