Intervenendo a Taranto al
Convegno “Lo sviluppo delle destinazioni turistiche, sistemi turistici locali”,
organizzato da Confcommercio Puglia, Regione Puglia e Unioncamere, il
presidente di Confcommerico Sergio Billè parlando della situazione del turismo
in Italia ha subito affrontato il “caso” Puglia. “Una regione – ha detto Billè - che, in pochi anni,
avendo saputo, in qualche modo, valorizzare il suo grande patrimonio
paesaggistico e culturale, è riuscita ad incrementare anche in misura congrua
la voce turismo”. Billè ha però avvertito che “le iniziative singole, sul
territorio, restano assai importanti ma è ormai impossibile che esse da sole
riescano a vincere i flussi, le strategie e gli obiettivi di mercato che oggi
la globalizzazione dell’economia ha reso possibile per ogni Paese. Francia e
poi Spagna e poi Slovenia e poi Croazia e poi la stessa Cina si stanno muovendo
anche sul fronte turismo come bulldozer con Istituzioni e imprese che operano
le une a fianco delle altre, le une a sostegno delle altre”. “Da noi invece
accade – ha continuato Confcommercio - che le Istituzioni hanno altro a cui
pensare. E con Istituzioni che, sul problema del turismo, si comportano come
fantasmi questo paese è destinato a non andare più da nessuna parte. Per un
paese che,come il nostro, vive una profonda crisi del settore manufatturiero
una strategia di attacco almeno per il recupero delle enormi potenzialità che
ancora riserva il turismo dovrebbe essere proprio l’uovo di Colombo.Le imprese
turistiche sono portatrici d’acqua con l’aggiunta che anche l’acqua se la
devono procurare da sole”. Secondo Billè, a mancare sono soprattutto veri piani
strategici e una vera catena di montaggio. “Henry Ford esplose sul mercato perché
intuì che, per poter diventare un prodotto popolare e quindi a basso costo, le
auto andavano prodotte in una catena di montaggio, tanti pezzi da mettere
insieme nel più breve tempo possibile. Ecco, quel che manca oggi al nostro
turismo per diventare un tipo di prodotto che possa affrontare la concorrenza
mondiale è proprio una robusta, oleata, efficiente, veloce catena di
montaggio”. “Il che – ha proseguito Billè – significa che per andare sul
mercato turistico bisogna assemblare, su un’unica catena di montaggio, una
serie di componenti: attrazioni paesaggistiche e culturali, adeguate promozioni
ma poi anche efficienti servizi di base, efficienti trasporti, efficiente
logistica e poi ferrovie veloci,
aeroporti dove servono ad intercettare i flussi, strutture alberghiere
adeguate a tutte le tasche”. “Purtroppo – ha concluso Billè - la realtà oggi è
ben diversa: il turismo va avanti ma solo per inerzia e sempre di meno. Ma
regge a fatica, con sempre maggiore fatica perché, alle sue spalle, manca
qualsiasi politica di strategia e di supporto. Programmi che sono fantasmi,
promesse che restano ipotesi, politiche che, rispetto a quelle che stanno
attuando altri paesi, sono da retroguardia, quasi da terzo mondo. Eppure
il terziario di mercato, di cui appunto
il turismo è una larga componente, è ormai l’unico settore che produce
ricchezza, nuovi posti di lavoro, valore aggiunto”.