Sul Tfr
è scontro tra il premier e Maroni
“La riforma del Tfr non è un regalo ai sindacati”. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, non ha dubbi. E dopo avere denunciato nelle scorse settimane pressioni economico-finanziarie sulla riforma da lui sponsorizzata e ora al vaglio del governo, a Berlusconi
replica secco: “è male informato e mal consigliato”. Con il ministro della Lega si schierano anche i colleghi Gianni Alemanno di An e Mario Baccini dell’Udc. La
riforma previdenziale dunque spacca la maggioranza, ed è scontro durissimo anche con l’opposizione e i rappresentanti sindacali. L’accusa a Cgil, Cisl, Uil di essere schierate con la sinistra viene respinta al mittente. Tutti sono convinti che il premier con questo suo attacco a sorpresa “non pensa affatto agli interessi dei lavoratori”.
La riforma del Tfr è “giusta” e “abbiamo il dovere morale di approvarla”, ribadisce il ministro del Welfare. Che contesta in toto la sortita del premier: “non sono
d’accordo che sia un regalo ai sindacati. Certo non è un regalo per le compagnie di assicurazione, ma questo per fortuna visto come si sono comportate in questi anni”.
Quanto alla politicizzazione delle confederazioni sindacali Maroni fa una distinzione e “assolve” Cisl e Uil. E l’Udc giudica “un errore politico grave riportare nel Paese il clima drammatico di scontro nelle relazioni con il mondo sindacale che ha preceduto la firma del patto per l’Italia”.
La replica dei sindacati non si fa attendere. Ed è un preciso atto di accusa contro Berlusconi e il conflitto di interessi sulle sue assicurazioni. Il premier “non sa quello che dice - commenta il leader della Cgil, Guglielmo Epifani -. Con le dichiarazioni di oggi svela la sua relativa cultura democratica e la difesa, ancora una volta, del suo personale e privato interesse”. “Le bugie hanno le gambe corte - aggiunge Adriano Musi, numero due della Uil - chi ragiona in termini di interessi personali ha difficoltà a difendere gli interessi generali”. Dall’Unione tutti denunciano le accuse “volgari, sbagliate e pericolose”. Parlano di provocazioni e minacce inaccettabili. “I soldi del Tfr - dice Pierluigi Castagnetti, il presidente dei deputati della Margherita - sono soldi dei lavoratori e quindi non disponibili per l’uso discrezionale ed elettoralistico che Berlusconi è solito fare con le risorse altrui”.