Dopo lo stop alla
riforma del Tfr, il Governo chiede di mettere mano ai punti controversi del
testo “per evitare pericolosi effetti distorsivi” che rischiano di essere
sanzionati dalla Corte Costituzionale ed in sede Ue. In particolare urge
correggere gli articoli 3 ed 8 per garantire “una maggiore possibilità di
adesione collettiva ai fondi aperti e una maggiore
libertà economica
sia per i lavoratori sia per le imprese”. All’indomani della mancata
approvazione del decreto attuativo della delega previdenziale da parte del
Consiglio dei Ministri, restano da sciogliere i nodi della portabilità del
contributo del datore di lavoro e
della moratoria
per le piccole e medie imprese che non hanno l’accesso al credito secondo
l’intesa Welfare-Abi.
Intanto Maroni è
sceso sul piede di guerra contro le compagnie di assicurazioni annunciando la
convocazione dei sindacati per la prossima settimana: “condivido le
loro
preoccupazioni sul rischio che la previdenza venga affossata da interessi forti
di alcuni settori finanziari”. L’obiettivo è completare una riforma che - ha
aggiunto – “dà maggiore sicurezza sociale ai lavoratori, in particolare ai
giovani, più esposti di altri al rischio di ricevere una pensione povera”.
Il braccio di
ferro prosegue su un doppio binario. A livello politico il Welfare punta il
dito sul partito delle assicurazioni presente all’interno dell’Esecutivo.
“Alcuni passaggi del documento di Palazzo Chigi inviato alle Camere - si legge
in una nota - riportano argomenti esterni che non sono stati discussi in
Consiglio dei Ministri e che sembrano riprendere tutte le argomentazioni
contrarie sostenute dall’Ania”. Per dar forza al segnale, il ministro delle
Riforme, Roberto Calderoli, ha ribadito la minaccia di dimissioni.
Gli alleati,
finiti nel mirino del Carroccio, respingono ogni sospetto. “La pausa di
riflessione che ci siamo presi consentirà un confronto trasparente sul testo”,
avverte il responsabile delle Politiche Agricole,Gianni Alemanno, che conferma
la volontà di approvare in
tempi rapidi la
riforma. Sulla stessa linea il collega delle Politiche Comunitarie, Giorgio La
Malfa, spiega la necessità di chiarimenti sui due punti controversi con il
rispetto delle regole comunitarie.
Intanto la Finanziaria
inciampa nei primi ostacoli. L’apertura della sessione di bilancio è slittata a
martedì prossimo. Ma i tecnici del Senato considerano a rischio copertura 23
articoli sui 68 del disegno di legge. Tra gli altri spiccano l’articolo 46
sugli indennizzi a favore dei risparmiatori coinvolti nei crac finanziari. E il
55 che prevede l’introduzione della
cosidetta “poison
pill” in vista di nuove cessioni di quote azionarie di Eni ed Enel.
All’inizio della
prossima settimana la manovra passerà al vaglio informale della Ue. Lunedì 10
ottobre si apre infatti in Lussemburgo la due giorni dei vertici Eurogruppo ed
Ecofin. Per quanto riguarda le “una tantum”, il commissario Joaquim Almunia ha fissato i paletti: gli incassi non dovranno essere calcolati per ridurre il deficit ma solo per finanziare spese temporanee. Il parere ufficiale di Bruxelles è atteso per il 12 gennaio.