“Sappiamo che la
coperta è corta, che i soldi sono pochi e che vanno usati bene. Mi adopererò
per inserire nelle tabelle della Finanziaria quei finanziamenti che vanno nella direzione
di operare con scelte positive”. Il premier Silvio Berlusconi tenta la
quadratura del cerchio ma il problema della copertura complica oltremodo
l’operazione. Parti sociali ed enti locali hanno bocciato la bozza messa a
punto dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che prevede una correzione
dei conti per 15,5 miliardi di euro ed uscite
straordinarie per
altri quattro. E ora chiedono un cambiamento di rotta a 360 gradi.
Al riguardo il
vertice in due tempi di ieri non ha sciolto i contrasti nella maggioranza.
Nella pausa al termine della sessione pomeridiana, il ministro Tremonti ha
fatto il punto sui progressi raggiunti in un mini-vertice con il direttore
generale del Tesoro, Vittorio
Grilli, e il
Ragioniere dello Stato, Mario Canzaio. Poi il confronto è proseguito ad
oltranza in seduta notturna. Tra An e Lega è aperto il confronto sui fondi da
destinare alle imprese. “Abbiamo posto alle parti sociali un’alternativa
precisa: tagliare l’Irap o il
costo del lavoro.
Quasi tutte hanno preferito la seconda opzione”, ha annunciato il ministro delle
Politiche Agricole, Gianni Alemanno. Di parere opposto il sottosegretario
all’Economia, Daniele Molgora, che definisce “un punto fondamentale” per il
Carroccio
il taglio
dell’Irap sulle piccole e medie imprese. Mentre il ministro delle Funzione
Pubblica, Mario Baccini, ha rivendicato il merito dello stanziamento di 1
miliardo di euro a favore delle famiglie più povere, l’Udc insiste su revisione
delle rendite finanziarie e
riapertura del
condono al 2003, giudicati “inopportuni” dagli alleati. Da parte sua An lancia
l’allarme sul fronte della sanità. Malgrado le rassicurazioni di Tremonti che
la stretta riguarderà soltanto la spesa tendenziale, il ministro della Salute,
Francesco Storace, denuncia i tagli sui capitoli più sensibili. Sarebbero a
rischio 300 milioni di euro per finanziare gli specializzandi, 200 milioni per
gli emotrasfusi e 350 milioni per la ricerca. Inoltre sono ridotti al lumicino
i fondi per l’edilizia sanitaria.