Comincia da oggi la settimana clou per la manovra economica del governo e per il “nuovo” ministro dell’Economia Giulio Tremonti reduce dall’incontro scontro con il governatore della Banca d’Italia a Washington. Intanto però, l’agenzia Standard & Poor’s lancia l’allarme deficit sui conti pubblici dell'Italia. “I problemi dell’Italia sono chiari: un debito pubblico molto alto e un deficit del 4-5%. Se non saranno prese misure decise nel 2006 ci aspettiamo che salga al 5-6%”, avverte il direttore generale dell’agenzia, Konrad Reuss. Che aggiunge: “Dopo le dimissioni di Siniscalco, il problema è vedere in che direzione andrà il governo”. In attesa di conoscere le intenzioni di Giulio Tremonti, che per domani ha convocato le parti sociali a palazzo Chigi, la maggioranza procede per buone intenzioni. Il vice-premier Gianfranco Fini propone una Finanziaria “che non sia l’ultima della legislatura, ma la prima di un ciclo per lo sviluppo e per intercettare la ripresa economica” nel rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici. L’entità della manovra è incerta visto che i tagli alla spesa e la lotta all’evasione potrebbero portare risparmi insufficienti. L’unico punto fermo è la correzione per il rientro del deficit pari a 11,5 miliardi di euro. Nel menù degli interventi, An chiederà di inserire tre priorità: famiglia, impresa e mezzogiorno. Per far fronte alla copertura si pensa ad una stretta sui costi della politica a partire dagli stipendi dei parlamentari fino ai funzionari degli enti collegati e alle consulenze del sistema pubblico. In questo modo si conta di ottenere un gettito di un miliardo di euro. "Non si tratta di un taglio virtuale - ha spiegato il ministro Gianni Alemanno al termine dell'esecutivo di An - e valuteremo ulteriori estensioni perché il primo esempio, in un momento di difficoltà, deve venire dalla classe dirigente". Inoltre si chiede un intervento sulle rendite finanziarie. La situazione e' attentamente monitorata da Ue e Fmi per scongiurare nuovi sbandamenti. Il Tesoro smentisce la possibilità di ulteriori condoni e sanatorie fiscali "Non sarà una finanziaria elettorale: anche se ci fosse questa tentazione, l'Europa ce lo impedirebbe" ha avvertito il sottosegretario Giuseppe Vegas. Resta aperto invece il “cantiere” dell'Irap. Allo studio come impiegare i tagli previsti pari a 2 miliardi di euro. "Si sta valutando l'ipotesi di togliere dal calcolo dell'Irap gli oneri sociali. L'importante comunque è ridurre il cuneo- fiscale e contributivo".