Caro petrolio: effetti pesanti su
imprese e famiglie
Nel biennio 2005-2006, visti i continui rialzi di queste settimane e la previsione di un greggio a 77 dollari per barile a fine anno, si avrà una crescita cumulata del prezzo del greggio pari al 152% rispetto alla media dei primi anni Duemila. E’ il dato che più balza agli occhi leggendo un’analisi effettuata dal Centro Studi Confcommercio sulla dipendenza dell’Italia, delle economie occidentali (ma ora anche di quelle emergenti) dal petrolio, sugli effetti delle crisi regionali e dei conseguenti shock petroliferi, sull’impatto del caro petrolio su inflazione e crescita economica. Un’analisi spietata, da cui emerge che attualizzando il prezzo del greggio del 1974, l’odierna quotazione risulta superiore a quella del primo shock petrolifero e si sta avvicinando pericolosamente (80 dollari al barile) a quella della “crisi degli ostaggi di Teheran” del 1980.
Lo studio evidenzia anche come la domanda di energia delle economie asiatiche emergenti stia crescendo in maniera esponenziale: tra il 1999 e il 2004 le importazioni di greggio nei Paesi Ocse sono cresciute ad un tasso medio annuo dell’1,5% (1,8% dell’Italia), contro il 10,6% dell’India ed il 27,4% della Cina. Il nostro fabbisogno resta, tuttavia, elevato: toccherà i 650 milioni di barili di greggio a fine anno, un dato simile a quello del 1980, con un esborso pari ad oltre 38 miliardi di euro per la nostra bilancia commerciale.
Per quanto riguarda nello specifico il nostro Paese, si sottolinea come l’Italia conti 581 autoveicoli ogni 1000 abitanti, ben il 24% al di sopra della media Ue: nel 2004 oltre 31 miliardi di euro sono stati destinati all’acquisto di carburanti per trasporto privato e 29 miliardi per trasporto merci. Nei confronti con gli altri Paesi europei l’Italia è al primo posto per il prezzo del gasolio da riscaldamento, al secondo per quello da autotrazione e al quinto per la benzina: ma accise ed Iva pesano per il 58% sul prezzo finale della benzina e per il 51% su quello del gasolio.
L’impatto diretto dell’aumento
del greggio incide per circa un quarto sull’inflazione (nel semestre
gennaio-giugno è stato dello 0,6% su un’inflazione del 2,5%) ma gli effetti indiretti
(sui trasporti, sui costi di produzione, eccetera) hanno un impatto
complessivo tale da generare una minore crescita del Pil che, sebbene limitata
a qualche decimo di punto, è pur sempre penalizzante per un’economia come
quella italiana caratterizzata da bassi tassi medi annui di crescita.