Secondo l’Istat, prosegue la crescita annua dell’indice
delle retribuzioni contrattuali orarie: a marzo si è registrato un +2,7%, dopo
il +2,1% di gennaio e il +2,6% di febbraio.
Rallenta invece l'incremento mensile: +0,3% rispetto al
+0,5 di gennaio e il +0,6% di febbraio. A marzo l’inflazione ha segnato un
+2,1% annuo e un +0,2% nel mensile. Per quel che riguarda il trimestre
gennaio-marzo 2006, l'indice generale delle retribuzioni contrattuali ha
registrato un +2,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e un
+1,1% rispetto al quarto trimestre 2005.Nel mese di gennaio 2006 il numero di
ore non lavorate per conflitti (originati dal rapporto di lavoro) è stato di
932mila (circa sei volte di più rispetto al corrispondente periodo dell'anno
2005. Di queste, il 92,6% è dovuto al rinnovo del contratto di lavoro; la
disaggregazione per settore di attività economica mette in luce una
elevatissima concentrazione nelle industrie metallurgiche e meccaniche (93,4% del
totale). A marzo 2006 relativamente
all'intera economia la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è pari al
53,0%. I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media
8,2, mentre l'attesa media distribuita sul totale dei dipendenti è di 4,3 mesi.
Nel mese di marzo a fronte di una variazione tendenziale media di +2,7% gli
incrementi più elevati delle retribuzioni contrattuali orarie si osservano
nelle "attività connesse ai trasporti" (+6,3%) e nei settori del
"credito" (+5,4%), della "scuola", dei
"ministeri" e degli "alimentari, bevande e tabacco" (+5,3%
in tutti e tre i casi). Viceversa, variazioni nulle si osservano nei seguenti
contratti: agricoltura, assicurazioni, Regioni e Autonomie locali, Servizio
sanitario nazionale, Forze dell'ordine e militari-difesa. Relativamente
all'insieme dei contratti monitorati dall'indagine - afferma l'Istat - nel mese
di marzo si registra il recepimento di numerosi accordi che elevano la quota
dei contratti in vigore dal 38,7% dello scorso mese di febbraio al 45,3% in
marzo.
Conseguentemente alla fine del mese risultano in vigore 45 accordi, che regolano il trattamento economico e normativo di circa 5,8 milioni di dipendenti. La quota di contratti nazionali vigenti sottende situazioni molti differenziate a livello settoriale: la copertura è totale nel settore edile (in virtù dell'entrata in vigore del contratto edilizia) e molto elevata nel settore commercio, pubblici esercizi e alberghi (grado di copertura contrattuale pari al 77,2%). Anche negli aggregati industria in senso stretto, servizi privati e trasporti, comunicazioni e attività connesse, la quota dei contratti in vigore risulta superiore alla media e rispettivamente pari a 66,0, 58,3 e 52,4%. Valori decisamente inferiori caratterizzano, invece, il settore dell'agricoltura (5,1%) e quello del credito e assicurazioni (2,9%). Infine, relativamente alla Pubblica amministrazione nessuno dei contratti osservati dall'indagine è in vigore (copertura nulla). Ove non avvenissero rinnovi - prosegue ancora l'Istituto di statistica - la quota dei contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore (in termini di monte retributivo contrattuale rispetto al totale osservato in occasione del rinnovo della base) rilevata a marzo rimarrebbe pressoché costatante, fino a giugno 2006, per poi scendere lievemente dal mese successivo, attestandosi a settembre al 44,3%. In tale mese, inoltre, il peso dei contratti scaduti da oltre tre mesi risulterebbe pari al 55,3%, rispetto al 54,7% della fine di marzo 2006. L'indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l'intera economia - conclude l'Istat - proiettato per l'anno 2006 in base alle sole applicazioni previste dai contratti in vigore alla fine di marzo 2006, segnerebbe un incremento del 2,2%. Di tale aumento complessivo, circa due terzi deriva dai miglioramenti previsti per l'anno 2006, mentre la parte restante è conseguenza della dinamica registrata nel 2005. Boom di ore di sciopero a gennaio: il numero di ore non lavorate per conflitti originati dal rapporto di lavoro è stato di 932mila (circa sei volte di più rispetto al corrispondente periodo dell'anno 2005). A pesare, la vertenza per il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici. Il 92,6% del totale delle ore di sciopero è dovuto, spiega l'Istat, al rinnovo del contratto di lavoro; la disaggregazione per settore dell'attività economica mette in luce una elevatissima concentrazione nelle industrie metallurghiche e meccaniche (93,4% del totale).