“Il nuovo governo dovrà pensare
al più presto alla predisposizione di una manovra bis per riportare sotto
controllo il deficit pubblico”. Parole dure quelle di Alessandro Leipold,
responsabile del Fondo monetario internazionale per l’Italia, che si lamenta
anche per “la scarsa trasparenza” dei conti italiani. L’economista non si
sbilancia però sull’entità dell’intervento. “Ne vorrei prima parlare con il
governo entrante e valutare bene la situazione”, si limita a osservare Leipold.
Secondo l’organismo di Washington, il rapporto tra indebitamento e Pil, senza
correzioni, si posizionerà a fine anno al 4% contro il 3,8% concordato in sede
europea. “Peraltro - aggiunge Leipold - la previsione contiene un margine di
errore di un quarto di punto percentuale più verso l’alto che verso il basso”.
Una missione tecnica del Fondo sbarcherà in Italia “nel giro di un mese” per
allacciare i contatti con il nuovo esecutivo. L’auspicio è che le procedure per
il varo del Governo si esauriscano nel minor tempo possibile. “Questo periodo
di incertezza - osserva Leipold - può creare problemi. Prima vi sarà un Governo
in carica in grado di dire quali misure intende prendere, meglio è. Certo,
aggiunge, i processi e i tempi istituzionali sono quelli che sono, ma
l'incertezza e' un dato di fatto”. Il consiglio al nuovo esecutivo e' di
partire subito con le riforme e il risanamento. “Sono due facce della stessa
medaglia”, sottolinea il reponsabile del desk italiano del Fondo. E in
generale, rileva, “il periodo più facile per prendere misure è all’inizio del
mandato. Più passa il tempo e più è difficile. Questo comunque è vero per tutti
e non è una peculiarità italiana”. Tipicamente italiano e' invece lo
"scarso dinamismo dell'economia legato all'insufficiente
concorrenza". E se e' vero che il fatturato industriale e' tornato a
crescere con il sostegno della domanda estera, "i problemi strutturali
purtroppo restano". D'altronde, afferma Leipold, "anche un'economia
che resta strutturalmente handicappata come quella italiana e' legata ai cicli.
E quando l'economia mondiale riprende anche quella italiana segue, sebbene a
tassi inferiori rispetto agli altri". In particolare, il Fondo ritiene che
l'economia italiana possa crescere dell'1,2% nel 2006. Anche se, spiega
Leipold, "la sensazione e' che forse le nostre stime per l'area dell'euro,
e quindi di riflesso anche per l'Italia, siano un po' troppo caute. Direi che
l'1,2% rappresenta il punto centrale di una forchetta ben bilanciata". Il
taglio rispetto all'1,5% stimato a novembre riflette innanzitutto "il
deludente risultato del quarto trimestre 2005". Ma e' un dato di fatto che
"l'economia sta riprendendosi e offre opportunita' positive per la
politica economica". I dati, insomma, "sono confortanti", anche
se quattro rischi restano all'orizzonte: il prezzo del petrolio, i cambi, i
tempi lunghi per la formazione del nuovo Governo, il rialzo dei tassi
d'interesse cui "l'Italia e' particolarmente esposta considerata l'entita'
del suo debito".Sul fronte dei conti pubblici, Leipold invita a prendere
come "una semplice ipotesi tecnica" la stima dell'Fmi che indica un
rapporto tra deficit e Pil al 4,3% a fine 2007, una sorta di valore teorico
costruito a tavolino a legislazione vigente. "I conti", dice,
"andranno rifatti dopo il confronto con il nuovo Governo. Anche la cifra
della manovra per il 2007, che pure serve, andra' discussa con il nuovo
esecutivo".Le critiche piu' forti riguardano pero' la scarsa trasparenza
del bilancio italiano. "Fare una proiezione del deficit", osserva
Leipold, "e' estremamente difficile. Nella trimestrale, per esempio, ci
sono varie riclassificazioni, alcune chiare altre meno. C'e' una riduzione
della spesa in conto capitale non spiegata, c'e' un appello non chiarito a evitare
operazioni finanziarie tali da coinvolgere l'amministrazione centrale che
sembra rivolto a Fs e Anas". Di qui la riproposizione del "vecchio
appello a migliorare la trasparenza dei conti". Leipold promuove l'idea
del centrosinistra di ridurre di cinque punti il cuneo fiscale. "Il
livello dell'imposizione sul costo del lavoro in Italia", osserva,
"e' elevato. Ridurlo porterebbe benefici. E' necessario pero' trovare la
copertura". Negativo invece il giudizio sull'eventuale abolizione della Legge
Biagi, anche se, sottolinea l'economista, "nel programma dell'Unione
questo passaggio non e' esplicitato. Parleremo della questione con il nuovo
Governo", prosegue, "ma di sicuro l'indirizzo della Biagi segue
quanto il Fondo va dicendo da anni. In generale", conclude, "facendo
questo lavoro, ho imparato che i programmi elettorali sono interessanti da
leggere, ma non sempre la realta' li segue".