Secondo il quarantesimo rapporto annuale del Censis, in Italia la ripresa c’è e potrebbe persino configurarsi come un piccolo silenzioso boom, “se riusciamo tutti insieme a esprimere un impegno positivo in questi mesi invernali, superando non solo il pessimismo generalizzato, ma anche la dose di demotivazione che molti hanno maturato contro una manovra economica governativa vissuta vittimisticamente”. “L’affermazione di una ripresa in atto – si legge nel rapporto del Censis – può apparire nel clima odierno troppo ottimistica ma non è ingiustificata se si elencano le forti scelte soggettive che sul piano economico/imprenditoriale si sono manifestate nel corso del 2006”. In particolare, vengono segnalate le “scelte di quegli imprenditori, piccoli e medi, che hanno perseguito strategie di nicchia alta a livello globale sui bisogni sofisticati del lusso; di quegli imprenditori che hanno sviluppato una strategia meticcia combinando ruoli industriali, logistici, commerciali, finanziari, di import-export”. Tra i settori segnalati, le aziende a livello internazionale produzioni “su misura” e “su ordinazione”; gli stessi imprenditori che sembravano condannati al buco nero dei loro settori (auto, tessile-abbigliamento, calzaturiero) e che hanno reagito con vitalità ed intelligenza; gli imprenditori e manager che hanno dimostrato voglia di diventare big player nei settori di appartenenza (nel credito come nella cantieristica); nonché i molti soggetti localistici (distretti industriali, alcune grandi citta', aree ad economia borghigiana) che stanno rendendo compatto il tessuto economico del territorio. Ma da dove nasce la percezione collettiva pessimistica? “Verosimilmente - spiega il Censis – perché c’è un reciproco altrove di posizioni: le dinamiche positive sono altrove rispetto alle scelte politiche, sono addirittura fuori d'Italia e fuori dei calcoli sul prodotto interno; e sentono come legittimate altrove le scelte politiche correnti, centrate su una triade di impegni (manovre fiscali di redistribuzione; istanze riformiste di fase due; difesa a oltranza degli interessi, financo in piazza) che prendono tutto il campo del dibattito e dell'opinione, con un rigonfiamento rancoroso che si alimenta del clima pessimistico e se ne rende al tempo stesso mittente e destinatario”. Se si supereranno questi mesi di “demotivazione diffusa”, è possibile secondo il Censis che “si torni alla crescita perché i suoi soggetti e i suoi processi sono quotidianamente operanti”. La chiave è una “nuova ri-articolazione sociale” che vede scomparire la “cetomedizzazione” che si e' avuta dagli anni '70 in poi. Il Censis segnala una ''triade'' positiva da seguire: una rimodulazione del sistema di imprese; il crescente valore economico di un geo-centrismo fatto di distretti, le aree a vocazione e citta' a forte rinnovamento di ruolo; l'area di terziario non impiegatizio nei settori della logistica, dei trasporti, della finanza, degli stessi servizi alle persone e alle comunita' (dove si affacciano anche imprenditori extracomunitari integrati nel nostro modello di sviluppo e di piccola impresa). “E’ questa triade che, rompendo l'invaso e la cultura della cetomedizzazione, sta alla base della nostra ripresa attuale e della sua futura tenuta''. Il Censis ritiene che su di essa si debbano concentrare l'attenzione e l'impegno politico, nella convinzione che essa sia più forte e più promettente della triade che oggi tiene banco (redistribuzione per leva fiscale - politica delle riforme - difesa a oltranza degli interessi particolari) ma che non riesce a costruire, e costruirsi, un futuro”.