Turismo: Italia in difficoltà
Una situazione con luci e ombre quella del turismo, disegnata dall’Annuario del turismo e della Cultura 2006 del Touring Club, presentato a Milano. Se le luci caratterizzano il contesto mondiale, per il quale i dati mettono in evidenza trend costanti di crescita, le ombre riguardano il nostro Paese, che pare in difficoltà nel mantenere la propria posizione di mercato.
Le presenze straniere in Italia, nel 2004, sono state circa 5,5 milioni in meno rispetto al 2001 e quelle italiane quasi un milione in meno. Parallelamente si è registrato un costante calo della permanenza media dei visitatori, che si trattengono sempre di meno in Italia. Nel quinquennio 2000-2004, infatti, si è registrato un calo del 5% - verificatosi sostanzialmente tra il 2003 e il 2004 - della permanenza media sul totale delle strutture ricettive, che è passata da 4,2 a 4 giorni: la diminuzione è stata più intensa per i turisti italiani rispetto a quelli stranieri, una tendenza che ha colpito maggiormente le strutture extralberghiere rispetto a quelle alberghiere. Nel 2004 sono stati registrati in Italia oltre 86 milioni di arrivi, in aumento del 7,4%, e 345 milioni di presenze, di cui circa 4 su 10 straniere. La prima regione di destinazione, che è anche quella con più strutture ricettive e posti letto, è il Veneto, con quasi 55 milioni di presenze, mentre il primo Paese estero di provenienza è la Germania, con circa 45 milioni di presenze.
Il confronto sugli arrivi internazionali con i nostri principali competitor dell’area mediterranea fornisce ulteriori conferme sul gap che, in particolare nel segmento balneare, si sta consolidando: se nel 2000 l’Italia registrò 41,2 milioni di arrivi di stranieri nel 2004 il valore si è ridotto a 37,1; la Spagna, nello stesso arco temporale, è passata da 48,2 a 53,6 milioni e la Francia, in sostanziale tenuta, da 75,5 a 75,1 milioni. Se infatti gli italiani preferiscono le località balneari, i turisti quando vengono in Italia mettono al primo posto le città d’interesse storico e artistico. Ma soprattutto, dal punto di vista congiunturale, nel 2004 secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo l’Italia è stato l’unico Paese tra i primi dieci player mondiali ad avere una performance negativa (-6,4%). Ecco perché né Malpensa né Fiumicino figurano tra i primi 30 aeroporti mondiali per numero di passeggeri. In questo scenario, l’aumento del 3,8% delle entrate valutarie, secondo gli analisti del Touring, andrebbe letto al netto della componente inflattiva reale che ha impattato anche sui prezzi turistici.
Certo, le risorse attrattive non mancano, a cominciare dallo sterminato patrimonio artistico e culturale. Nel 2004 i musei, i monumenti e le aree archeologiche di proprietà statale aperti al pubblico erano 401: hanno accolto più di 32 milioni di visitatori, per circa 90 milioni di euro di introiti lordi che hanno fruttato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali poco meno di 79 milioni. Sebbene l’offerta sia rimasta sostanzialmente invariata, rispetto al 2003 i visitatori sono aumentati del 5,7% e gli introiti lordi del 5,5 per cento. Eppure, anche in questo caso, fanno capolino le ombre. La presenza di beni artistici e culturali ma anche ambientali di rilievo, secondo Touring Club, è una condizione necessaria per la crescita e il rilancio del turismo domestico, ma non sufficiente. E i tagli fissati dalla Finanziaria 2006 al bilancio del Ministero per i Beni Culturali, come alla spesa degli enti locali, non fanno ben sperare.