Secondo i dati di Unioncamere sulla base di Movimprese, la
rilevazione trimestrale sul movimento demografico delle imprese condotta da
InfoCamere, il 2005 ha avuto un saldo positivo di ottantamila imprese. Il 40%
di queste è situato al Sud e una nuova impresa su tre ha per titolare un
imprenditore extracomunitario. Il 2005 si è chiuso con un saldo positivo di
80.277 nuove imprese (per un tasso di crescita della base imprenditoriale pari
a +1,34%), risultato della differenza tra le 421.291 aziende che tra gennaio e
dicembre dello scorso anno si sono iscritte al Registro delle Imprese delle
Camere di commercio e le 341.014 che, nello stesso periodo, si sono cancellate.
Superato il muro dei 6milioni di imprese registrate (alla fine di dicembre
erano 6.073.024), 2 milioni sono al Sud. Delle nuove imprese, trentaduemila (il
40%) hanno aperto i battenti nelle regioni del Mezzogiorno (diciottomila nelle
sole Campania e Puglia), anche se la regione dove la crescita è stata più
veloce è ancora una volta la Calabria (+2,42% il tasso di crescita, quasi
doppio rispetto a quello nazionale). Un terzo dell'intero saldo (26.933
imprese) e' dovuto a imprese aperte da extracomunitari. Si rafforza la tendenza
delle imprese a nascere più robuste: ben quarantasettemila (il 60% del saldo)
sono società di capitali, cresciute in dodici mesi del 4,5%. Costruzioni
(+29mila unita'), servizi alle imprese (+25mila) e commercio (+11.500) i
settori piu' dinamici; agricoltura (-9mila aziende) e industria (-800) chiudono
invece l'anno in rosso. Ma, tra le ombre dei settori tradizionali che soffrono
per la concorrenza sui mercati globali e perdono imprese, si scorgono segnali
confortanti: aumentano infatti le imprese che, negli stessi settori, si
riconvertono su attività più innovative o a maggiore contenuto di qualità
design, ricerca. “Il Registro delle imprese - ha detto il presidente di
Unioncamere, Carlo Sangalli - è lo specchio dell'imprenditoria del Paese, di
come reagisce alle modificazioni strutturali dell’economia e risponde alle
sfide del mercato. Il ritratto che abbiamo davanti alla fine di un anno ancora
difficile, com'e' stato il 2005, ma in cui si sono avvertiti i primi segnali di
ripresa, e' quello di una generazione di imprenditori sempre più consapevole
che per competere bisogna rapidamente salire di livello e proporre un Made in
Italy nuovo, dove alla creatività si aggiunge la capacità di gestire reti e
filiere produttive, di investire di più nella ricerca e nel capitale umano”.
“Quello che sta accadendo nei distretti - ha aggiunto il presidente di
Unioncamere – ce lo conferma. Anche nell’abbigliamento e nella moda, in cui
tanti posti di lavoro sono andati persi, c’è chi si consolida sui mercati
globali ed e' capace di esportare, anche in Cina, grazie alla qualità delle
produzioni". Con le 32.015 aziende in più registrate alla fine del 2005,
il Mezzogiorno ha superato la soglia dei due milioni di imprese”. Il risultato
è frutto di una lunga rincorsa che, negli ultimi otto anni, ha visto prevalere
la circoscrizione Sud e Isole su tutte le altre per tassi di crescita della
base imprenditoriale. In termini relativi, il profilo delle macro aree del
Paese negli ultimi cinque anni ha dunque visto uno 'scambio' di quote di
rappresentativita' a svantaggio del Nord-Est e a favore del Mezzogiorno (che in
cinque anni e' cresciuto piu' di Nord-Ovest e Nord-Est messi insieme), mentre
sostanzialmente stabili appaiono i pesi percentuali delle altre due
circoscrizioni. L'espansione della base imprenditoriale ha coinvolto tutti i
settori, con le sole significative eccezioni dell'agricoltura (-9.182 imprese,
pari allo 0,94% dello stock) e dell'industria manifatturiera (-834 imprese, lo
0,11% del settore). Di minore rilevanza per l’esigua numerosità di aziende
coinvolte, i saldi negativi di pesca (-8 unità) e estrazione di minerali (-72
unità). Tutti gli altri settori hanno fatto registrare saldi positivi. Quelli
più elevati si sono verificati nel settore delle costruzioni (29.400 unità),
delle attività immobiliari, noleggio di attrezzature, informatica, ricerca
(25.005 unità), del commercio (11.571 unità) e degli alberghi e ristoranti
(8.057 unità). Questi quattro settori hanno determinato da soli l'89,8% del
saldo complessivo. In termini relativi (tralasciando i settori con meno di
15.000 imprese e l'aggregato delle imprese non classificate), hanno conseguito
incrementi superiori a quello medio nazionale i settori della sanità e altri
servizi sociali (4,47%), delle attività immobiliari, noleggio di attrezzature,
informatica, ricerca (4,31%), dell'istruzione (3,97%), costruzioni (3,81%),
alberghi e ristoranti (2,83%) e trasporti, magazzinaggio e comunicazioni
(1,72%). Nell'ambito dell'industria manifatturiera, i settori più significativi
che si muovono in controtendenza, rispetto al saldo negativo complessivo, sono
quelli dell'industria agro-alimentare (3.030 imprese in più, pari ad una
crescita del 2,77%), dei metalli (+853 imprese, lo 0,68% in termini relativi) e
quella dei mezzi di trasporto (+373 imprese, il 4,51% in piu' rispetto al
2004). Tutti gli altri chiudono l'anno in sostanziale pareggio o in rosso. I
casi piu' significativi a questo riguardo sono l'industria tessile (-1.494
imprese, il 3,71% dello stock), l'industria del legno (-1.249, il 2,25% in
termini relativi) e l'abbigliamento (1.036 imprese in meno, l'1,77% del totale
di quelle registrate alla fine del 2004). In un maggiore dettaglio settoriale,
emerge come in alcune province rappresentative di produzioni manifatturiere
tradizionali particolarmente esposte alla concorrenza dei paesi di recente
industrializzazione (agro-alimentare; calzaturiero; tessile e abbigliamento;
legno e mobile) si registrano comunque tassi di crescita positivi. In estrema
sintesi, dai dati Movimprese sembrerebbe che dove c'e' capacita' di innovare la
produzione (dall'agro-alimentare all'abbigliamento) e di diversificare e
estendere su segmenti piu' alti la produzione (gli accessori
dell'abbigliamento) o di lavorare negli snodi della filiera piu' vicini al
consumatore (i processi di finitura sia nell'abbigliamento che nel mobile), sia
possibile articolare risposte alle difficolta' di questi ultimi anni originate
dalla inevitabile apertura dei mercati.