L’Italia è un paese a rischio sul fronte della sostenibilità dei conti pubblici in termini di impatto sul bilancio e tenuto conto dell’invecchiamento della popolazione, con un debito-Pil destinato a scendere al 30,7% nel 2050 se tutte le riforme strutturali previste dai piani di convergenza verranno realizzate, ma che potrebbe lievitare sopra il 200% (al 208,9%) nel caso di fallimento dei programmi. E’ lo scenario da brivido tracciato dalla Commissione europea contenuto nel rapporto 'Finanze pubbliche nell’Uem nel 2006' e presentato a Strasburgo. Il rapporto mette l’Italia in un gruppo di Paesi a medio-rischio per la sostenibilità del debito insieme a Belgio, Germania, Spagna, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Olanda e Gran Bretagna. Di questi, spiega la Commissione, quattro paesi (Spagna, Irlanda, Olanda e Lussemburgo) registreranno un forte aumento della spesa pensioni, “ma hanno finanze pubbliche piuttosto sane”. Belgio e Italia invece “hanno ancora un rapporto debito-Pil piuttosto alto”. E anche se l’Italia, come scrivono gli esperti, “ha in maniera considerevole riformato lo schema pensionistico con un piccolo aumento della spesa nel lungo periodo, la situazione di bilancio non è sufficientemente forte per assicurare una riduzione forte dell’alto livello di debito”. “Il debito - si legge ancora - è stato ridotto di circa il 3% l’anno dal 2000, riflettendo la posizione di bilancio relativamente debole del Paese”. Il rapporto pone tra i Paesi ad alto rischio la Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania, Austria, Polonia. Slovacchia, Finlandia e Svezia. Mentre restano Paesi a basso rischio sostenibilità la Repubblica Ceca, la Grecia, Cipro, Ungheria, Portogallo e Slovenia.