“No alla colonizzazione commerciale”. E’ il grido
d’allarme lanciato dai grandi marchi del commercio romano contro l'anomala
situazione di mercato che si è determinata sul territorio con l'avvento di
colossi italiani e stranieri che, creando accordi di cartello con gli operatori
del settore immobiliare e con i fondi d'investimento, rischiano di
compromettere il normale sviluppo, e in alcuni casi la sopravvivenza stessa,
delle aziende che operano nell'area metropolitana. “Per far fronte a questa
situazione di crisi - si legge in una nota - le imprese romane titolari dei
principali marchi commerciali hanno costituito Assotrademark, la nuova
associazione di Confcommercio Roma che ad oggi conta oltre 50 aziende iscritte per
un fatturato annuo totale che supera i 2 miliardi di euro e circa 6800
dipendenti”. “Abbiamo sentito l’esigenza di unire le nostre forze – ha
dichiarato Marcello Ciccaglioni, presidente di Assotrademark/Confcommercio Roma
- per affrontare insieme il momento di forte cambiamento che il tessuto
commerciale capitolino sta attraversando. Vogliamo vivere questo sviluppo da
attori e non da spettatori contrastando il processo di colonizzazione
commerciale che il sistema distributivo romano sta subendo. Non vogliamo
elevare barriere ma non vogliamo neanche essere impediti nello sviluppo delle
nostre imprese dai colossi stranieri”. “Siamo stanchi di sentirci dire che le
aziende romane soffrono di nanismo – ha precisato Cesare Pambianchi, presidente
di Confcommercio Roma - i numeri delle imprese che fanno parte di Assotrademark
dimostrano infatti il contrario. Il commercio a Roma sta vivendo un momento di
forte cambiamento, basti pensare che solo con l'approvazione degli Articoli 11,
tanto agognati da politici ed immobiliaristi, verranno destinati oltre 42 mila
mq di superficie di vendita agli esercizi di vicinato, 92 mila alla media
distribuzione e 172 mila a quella grande. Bisogna prepararsi a questa sfida”.
“Ben venga la concorrenza che rende dinamico il mercato – ha concluso
Pambianchi - ma qui rischiamo che le grandi catene straniere prendano il
sopravvento a discapito di realtà imprenditoriali che sono nate e cresciute sul
territorio contribuendo alla crescita dell'economia locale. Non è colpa di
nessuno, è la legge di mercato, ma noi dobbiamo arrivare preparati a queste
trasformazioni per gestirle e non subirle. Insieme, senza dubbio, siamo più
forti”.