“Lo scarso potere di acquisto dei lavoratori rallenta i consumi e impedisce la ripresa economica”. “Hanno perfettamente ragione le associazioni dei consumatori ad arrabbiarsi per il fatto che un cittadino con uno stipendio di 1.100 euro mensili abbia ridotto tutti i consumi e anche quelli nei bar e nelle mense per la pausa pranzo”. Parole del presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani, alla notizia messa in evidenza dall’analisi di Federconsumatori e Adusbef. “Ci rallegriamo che finalmente anche le associazioni dei consumatori – ha sottolineato Stoppani - siano preoccupate del calo di clientela che noi denunciamo da anni. E’ evidente che bisogna operare per un aumento del potere d’acquisto di tutti i lavoratori, a cominciare dalla riduzione delle tasse sul costo del lavoro. Altrimenti l’economia italiana andrà sempre peggio. Questo sarà uno dei nostri punti di forza e di svolta della politica di Fipe che sarà illustrata nell’assemblea in programma a settembre”. “Dobbiamo però smetterla –ha aggiunto Stoppani- di esibire dati fasulli, confusi e privi di ogni qualificazione come da anni fanno alcune associazioni dei consumatori. Ci dicano una buona volta da quale paniere, con quali metodologie, su quanti esercizi basano le loro valutazioni. E non usino a piacimento, mescolando capra e cavoli loro dati con quelli dell’Istat che almeno hanno il pregio della trasparenza e del rigore scientifico”. “Sulla base di dati Istat e ministeriali – ha concluso Stoppani - il costo di un pasto in pizzeria, pur variando da città a città, mediamente è di poco superiore a sette euro; per una tazzina di caffè si spende mediamente 80 centesimi. La variazione dei prezzi al ristorante negli ultimi cinque anni è stata del 18% e non del 109%. Complessivamente il prezzo del caffè, se proprio vogliamo essere precisi, è andato addirittura diminuendo rispetto al valore dell’intera economia”.