“Il decentramento incompiuto contribuisce a mantenere il Paese in stallo istituzionale e a rendere piuù difficili le trasformazioni strutturali necessarie a ridare slancio all’economia. Perché il passaggio di competenze tra centro e periferia possa agire positivamente sulla competitività delle imprese occorre riaprire subito dopo il voto sulla riforma costituzionale uno spazio di collaborazione tra le parti politiche”. Lo ha detto il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli, presentando il rapporto sullo stato del decentramento in Italia realizzato dall’osservatorio dello stesso organismo.
Il rapporto fotografa lo stato di attuazione del decentramento dal punto di vista dell’impatto sulle attività d’impresa e la regolazione del mercato. Punto di partenza è l’analisi delle norme prodotte dalle Regioni negli ultimi cinque anni su alcune materie fondamentali per lo sviluppo, quali l’internazionalizzazione, la tutela del consumatore, le infrastrutture, la semplificazione amministrativa, il turismo, per le quali la riforma del Titolo V della Costituzione varata nel 2001 ha stabilito la loro competenza, esclusiva o ripartita.
“Dal dibattito di questi giorni - ha detto ancora Sangalli - emerge una positiva e condivisa consapevolezza che, qualunque sia l’esito del voto, il percorso delle riforme non vada arrestato ma completato, riprendendo il lavoro comune tra i due schieramenti. In particolare, occorre lavorare per migliorare la ripartizione delle materie di competenza tra Stato e Regioni e definire le modalità di realizzazione del federalismo fiscale.
Ciò che conta è che all’indomani del voto si apra lo spazio per la necessaria collaborazione tra le parti nell’interesse del Paese e del suo rilancio”.