Frenata delle retribuzioni
Secondo i dati Istat, a maggio rallenta la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie: l’indice ha segnato un aumento del 2,6% annuo (+2,7% era stato l’incremento ad aprile), e una variazione nulla rispetto al mese precedente (+0,2% era stata la crescita ad aprile). L’inflazione a maggio ha riportato un +2,2% tendenziale e un +0,3% congiunturale. L'aumento registrato nel periodo gennaio-maggio 2006 rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente è del 2,5%. Per quanto riguarda i conflitti di lavoro nel periodo gennaio-marzo 2006 il numero di ore non lavorate per conflitti (originati dal rapporto di lavoro) è stato di 1,8 milioni, con una variazione di +6,4% rispetto al corrispondente periodo del 2005. Di queste, l'80,8% è dovuto al rinnovo del contratto di lavoro. Analizzando poi la tensione contrattuale, sempre a maggio, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 44,8%. I mesi di attesa per i lavoratori con contratto scaduto sono in media 8,5, mentre l'attesa media distribuita sul totale dei dipendenti è di 3,8 mesi. In base alle sole applicazioni previste dai contratti in vigore alla fine di maggio 2006, l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie per l'intera economia proiettato per il 2006 segnerebbe un aumento del 2,3%.Nel mese di maggio - spiega l'Istituto di statistica - a fronte di una variazione tendenziale media di +2,6%, gli incrementi più elevati si osservano nelle attività connesse ai trasporti (+ 6,4 %); nei settori dei ministeri (+ 5,5 %) della scuola e degli alimentari, bevande e tabacco (+ 5,3 % in entrambi i casi). Viceversa, variazioni nulle si osservano nei seguenti aggregati: agricoltura, assicurazioni, attività radiotelevisive, regioni e autonomie locali, servizio sanitario nazionale, forze dell'ordine e militari-difesa. Anche a maggio sono stati numerosi gli accordi recepiti: la quota dei contratti in vigore è cresciuta di oltre tre punti percentuali passando dal 49,5 % dello scorso mese al 52,8 per cento. Vi è anche stato il recepimento di accordi che non hanno contribuito ad innalzare la quota, poiché già scaduti, come è il caso dei contratti della pubblica amministrazione. Alla fine del mese risultano, pertanto, in vigore 35 accordi che regolano il trattamento economico e normativo di circa 6,8 milioni di dipendenti. Per contro, risultano scaduti 41 accordi che sono relativi a 5,5 milioni di dipendenti e si riferiscono ad un monte retributivo del 47,2 % del totale. La quota di contratti nazionali vigenti sottende situazioni molto differenziate a livello settoriale: la copertura è totale nel settore edile e molto elevata nei settori industria in senso stretto e commercio, pubblici esercizi e alberghi, con gradi di copertura rispettivamente pari all'89,4 e al 77,2 per cento. Anche negli aggregati servizi privati (58,3 %) e trasporti, comunicazioni e attività connesse (52,4 %) la quota dei contratti in vigore risulta elevata. Valori decisamente inferiori caratterizzano, invece, il settore dell'agricoltura (5,1 %) e quello del credito e assicurazioni (2,9 %). Infine, relativamente alla pubblica amministrazione, poiché nessuno dei contratti osservati dall'indagine è in vigore, la copertura risulta nulla.