Il braccio di ferro fra Teheran e Washington sul programma nucleare iraniano riaccende le tensioni sul prezzo del petrolio. Pur mantenendosi al di sotto dei 74 dollari al barile infatti, il prezzo del greggio ha visto una ripresa verso l’alto. Le prime avvisaglie sono arrivate dal mercato elettronico dell’after hours di New York che, nella notte italiana, aveva fissato il prezzo del greggio con consegna a luglio in progresso dell’1,7% a 73,55 dollari al barile: il livello più alto delle ultime 3 settimane. Immediata la 'risposta' del Brent, il greggio di riferimento europeo, che a Londra ha segnato ieri mattina un progresso del 2,2% a 72,58 dollari al barile. Ma il rialzo più deciso della giornata si è registrato all’apertura degli scambi sul mercato newyorkese, dove il barile ha aperto a circa 73,25 dollari al barile (+1,3%) per poi chiudere al di sotto della soglia dei 73 dollari.
A rimettere in moto i prezzi è stata la risposta che le autorità iraniane hanno voluto dare a quelle che considerano minacce di attacco da parte degli Usa. La dichiarazione dell’ayatollah Khamenei, secondo cui un attacco militare statunitense “metterebbe seriamente in pericolo il flusso di energia dalla regione”, ed i timori che Teheran possa bloccare produzione ed export, hanno infatti innescato la catena degli acquisti.