“Nel 2006 l’indebitamento netto è in corso di peggioramento”. Queste le prime parole del ministro dell’ Economia, Tommaso Padoa-Schioppa nel corso dell’audizione in Parlamento davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato. “C’è un pò di ripresa – ha detto il ministro - ma la crescita non è ancora sostenibile. Le prospettive economiche di breve periodo per l’economia italiana sono incoraggianti ma il divario di crescita dell’Italia con il resto dell’Area Euro rimane ampio”. Secondo Padoa Schioppa, “occorre puntare a una crescita del 2% per anno, durabilmente”. Per quanto riguarda invece il risanamento, il ministro ha sottolineato la necessità di porre il debito/pil in permanente discesa”. Altra nota dolente, quella che riguarda l’inflazione: “è rimasta elevata- ha detto Padoa Schioppa - erodendo il potere di acquisto delle famiglie”. Per il ministro la situazione dei conti pubblici ricorda quella dei primi anni Novanta e alcuni aspetti sono più gravi nel ‘92”. “Il confronto con il ‘92 è più che mai valido. Le somiglianze a mio avviso prevalgono sulle differenze”. “La parola chiave – ha aggiunti il responsabile dell’Economia – è strutturale. Non sono ostile alle una tantum ma se il problema è strutturale, la soluzione deve esser strutturale”. Secondo Padoa Schioppa, per riportare il deficit a livelli di sostenibilità “occorre una correzione di 1,6 punti nel 2006 e nel 2007 e una correzione dello 0,8 deve esser fatta già nel 2006”. Per gli anni successivi, dal 2008 in poi, il ministro stima la necessità di una correzione di 0,5 punti l’anno. Il ministro ha quindi spiegato che la riduzione del cuneo si farà, “ma non nei prossimi mesi”. “Che il cuneo debba diminuire - ha detto Padoa-Schioppa – è un fatto condiviso da tutti, maggioranza e opposizione. Ma il gettito del cuneo serve a finanziare una parte di spesa pubblica che non è facile da tagliare, anche parte del sistema pensionistico che non può essere ulteriormente squilibrata”. Per quel che riguarda le modalità dell’intervento, il ministro ha spiegato che “selettività non vuol dire discrezionalità. Ci può essere una selettività che si combini con l’automatismo. Ad esempio il taglio si può fare per il settore manifatturiero e non ad altri settori”. “Il taglio poi - ha aggiunto - deve dare il massimo di rendimento in termini di crescita economica. E credo che la selettività sia utile a questo fine”.